Si dimette il consigliere presidenziale per il processo di pace
di Melani Manel Perera
La decisione di Dhanapala è stata giustificata da un generico “motivi personali” e arriva dopo l’annuncio dell’uscita del governo dal cessate-il-fuoco con i ribelli. Sta per chiudere anche la Sri Lanka Monitoring Mission, che in questi anni ha continuato a denunciare gli abusi commessi nelle aree del conflitto. Secondo un parlamentare tamil “Colombo non vuole testimoni del massacro che si prepara a compiere nel nord”.
Colombo (AsiaNews) – Si dimette per “motivi personali” il consigliere del presidente dello Sri Lanka per il Processo di pace. La decisione di Jayantha Dhanapala è stata annunciata ieri dal suo ufficio e arriva a pochi giorni dal ritiro del governo di Colombo dal cessate-il-fuoco (Cfa) firmato in vigore da quasi 5 anni con le Tigri per la liberazione della patria tamil (Ltte). Ufficialmente il governo uscirà dall’accordo il prossimo 16 gennaio. Ma sono ormai due anni che il documento è lettera morta. Da quando le violenze sono riprese in modo sistematico, dopo l’elezione dell’attuale presidente Rajapakse, si sono registrate numerose violazioni da entrambe le parti con oltre 5mila vittime. Il Cfa era stato siglato, grazie alla mediazione norvegese, nel febbraio 2002 dall’allora governo Wickremasinghe, oggi a capo dello United National Front (Unf) e guida dell’opposizione parlamentare.
 
Dhanapala, che non ha ulteriormente motivato la sua scelta, è un diplomatico di statura internazionale. È stato tra i candidati alla poltrona di segretario generale dell’Onu e da oltre due anni guidava il Segretariato per il coordinamento, con la Norvegia, del processo di pace. Le Tigri combattono dal 1983 per la creazione di uno Stato autonomo nel nord e nell’est a maggioranza tamil, il conflitto civile ha ucciso finora 70mila persone. Solo negli ultimi tre giorni, riferiscono fonti militari, sono morte 73 persone negli scontri nella zona settentrionale di Mannar. Tra di loro, anche il responsabile dell'intelligence delle Tigri Tamil, il colonnello Charles.
 
Colombo “non vuole testimoni”
Sta per chiudere anche la Sri Lanka Monitoring Mission (Slmm) creata sei anni fa per monitorare il cessate-il-fuoco e composta da osservatori dei Paesi nordeuropei; al momento Islanda e Norvegia. Secondo Gajendrakumar Ponnombalam, parlamentare della Tamil National Alliance a Jaffna, il governo puntava proprio a questo. Intervistato dal sito Tamilnet, il politico sostiene che “Colombo ha abrogato l’accordo per eliminare la presenza della Slmm sull’isola, unico strumento ancora in grado di denunciare gli abusi dei diritti umani perpetrati da entrambe le parti nelle zone del conflitto”. “Nonostante l’inefficacia del Cfa – continua Ponnombalam - la presenza della Slmm è stata di fatto un elemento determinante per il contenimento delle violenze sui civili nel nord e nell’est”. L’opinione del parlamentare è che Colombo “non vuole testimoni del massacro che intende compiere sulla comunità tamil in nome della sovranità di Stato”. In poche parole, il governo ha bisogno di cancellare la Slmm per avere “campo libero” prima di dare il via ad una massiccia e decisiva offensiva nelle aree ancora in mano ai ribelli. In questo modo, inoltre, potrà più facilmente fornire al mondo esterno la “sua versione” dei fatti, dopo che le altri possibili voci da quelle zone - leader religiosi, Ong e gruppi della società civile – sono state messe più o meno a tacere con campagne intimidatorie e violenze.
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