Birmani in Thailandia, i rifugiati della “più lunga guerra civile del mondo”
Alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato, domani 20 giugno, un racconto delle storie “dimenticate” nel campi profughi di Mae La, al confine thailandese. Qui migliaia di birmani sono fuggiti dalla feroce guerra tra governo e minorane etniche.
Mae Sot (AsiaNews) – Sono nove i campi profughi lungo il confine occidentale della Thailandia con il Myanmar, ma con i suoi 43mila “ospiti” quello di Mae La è di gran lunga il più grande. In questo tratto di terra, a nord di Mae Sot, confluiscono i birmani in fuga da quella che numerosi analisti definiscono la “più lunga guerra civile in corso al mondo”: quella tra la giunta militare e la minoranza etnica karen, ma anche mon e shan.
 
In un suo recente report dal posto, la Cnn raccoglie le testimonianze di alcuni rifugiati. “Sono venuta qui 10 anni fa – dice una giovane madre – dopo che il mio villaggio è stato bruciato e il mio riso confiscato”. Le storie che racconta questa gente, per lo più buddisti e cristiani, si assomigliano tutte: sanguinosi attacchi dell’esercito birmano, lavoro forzato, distruzione di case e raccolti, riduzione a schiavitù.
 
I campi profughi sono gestiti dal Thailand Burma Border Consortium (Tbbc), un’unione di 11 Ong internazionali, che provvede a fornire cibo, rifugio e assistenza medica. Secondo il direttore del Tbbc, Jack Dunford, quello che succede a questa gente è ormai niente più che una “storia dimenticata” per la comunità internazionale. Il ciclone Nargis - che tra il 2 e il 3 giugno scorso ha ucciso e disperso oltre 130mila persone nel sud del Myanmar - ha sollevato i timori di un nuovo ingente flusso migratorio verso questi campi di confine. Saay Tae Tae, coordinatore del Karen Refugees Committe, è convinto, però, che l’eventuale “inondazione” di profughi sarà lenta e impiegherà mesi per attuarsi. Arrivare qui per i birmani è molto difficile: “i militari ostacolano ogni spostamento e la gente non ha soldi per pagare il trasporto”, spiega Saay.
 
Il campo di Mae La è in funzione da 25 anni. Nel 1997 è stato attaccato dall’esercito birmano, ma da allora vive una situazione di pace, anche se la tensione si alza durante la stagione secca, quando – dicono alla Tbbc – i militari preferiscono condurre le loro operazioni.
 
Anche se fuggiti dal pericolo imminente della guerra, i rifugiati birmani continuano a dover affrontare numerosi problemi: disoccupazione per gli adulti e i giovani, istruzione per i bambini, sanità e la difficoltà generale di riuscire a costruirsi di nuovo una vita guardando al futuro.
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