La crescente inflazione in Asia può fermare lo sviluppo di interi Stati
Nel Continente sempre più Stati distolgono risorse da altri progetti per destinarle a sussidi per i meno abbienti o per incrementare l’agricoltura, finora trascurata nelle economie nazionali. Esperti: occorre riconsiderare il modello di sviluppo, valorizzando anzitutto le risorse nazionali.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – La crescente e continua inflazione in Asia, ai massimi livelli da 10 e più anni, può mettere in crisi lo stesso sviluppo di molti Stati, costretti a impegnare miliardi di euro per l’assistenza economica a cittadini e imprese, distogliendoli dai progetti per infrastrutture.

In Vietnam a giugno l’inflazione è stimata del 27,04% a luglio, record dalla crisi del 1991. E per agosto si prevede peggiori, spinta dal forte aumento (+36%) attuato a fine luglio sul prezzo del carburante. L’aumento dei prezzi impoverisce imprese e lavoratori a reddito fisso, ma colpisce anche il settore dei servizi, sempre più costretto a lavorare con scarsi profitti o in perdita, e la produzione di merci.

Ma il problema è generale. I governi eletti nel 2008 in Corea del Sud, Taiwan e Thailandia non hanno potuto mantenere le molte promesse delle campagne elettorali di dare robusto impulso alle infrastrutture, pressati dalla priorità dell’aumento dei prezzi. Il premier tailandese Samak Sundaravej ha promesso di investire almeno 32 miliardi di euro in infrastrutture in 4 anni, ma finora ha soltanto provveduto a tenere bassi i prezzi del trasporto pubblico e dell’elettricità per i residenti.

Anche il neopresidente coreano Lee Mjung-bak ha promesso grandi infrastrutture, tra cui un canale attraverso il Paese per oltre 9 miliardi di euro, ma ora sono stati destinati 6,35 miliardi di euro a sussidi per le famiglie meno abbienti, diminuzioni fiscali e altri aiuti pubblici.

Ma Ying-jeou, nuovo presidente di Taiwan, ha promesso la realizzazione di 12 megaprogetti per una spesa stimata di 82,5 miliardi, ma ora si occupa di un programma per 23,5 miliardi che vuole risollevare il consumo interno e contenere l’inflazione.

In India a giugno ci sono state diffuse proteste di piazza per un aumento contenuto del prezzo del carburante, peraltro tuttora tenuto dallo Stato sottocosto. Il governo malese ad aprile ha annullato la costruzione di un treno veloce a Singapore del costo di 1,6 miliardi, preferendo destinare 826 milioni ad aumentare la produzione di riso, frutta e vegetali.

Anche in Giappone l’inflazione a giugno ha segnato il record da 15 anni, seppure pari ad appena l’1,9%.

Esperti osservano che questa politica di sussidi, seppure utile nel breve termine, si sta rivelando inadeguata a fronte di un perdurante aumento mondiale dei prezzi di energia, materie prime e alimenti: rischia di assorbire ingenti risorse che sono distolte dalla realizzazione di altre opere utili per lo sviluppo economico. E’ in atto un’ampia rivalutazione del settore agricolo, finora negletto, riscoperto essenziale per coprire necessità primarie.

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