Nuovo presidente per le Maldive. È l'ex prigioniero politico Mohamed Nasheed
Le prime elezioni democratiche determinano la fine dell’era Gayoom, alla guida del Paese dal 1978. Il neo eletto promette una “transizione pacifica” e riforme. Nel paradiso turistico il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e non esiste libertà religiosa.

Malè (AsiaNews) - Le Maldive hanno un nuovo presidente. È Mohamed Nasheed, leader del Partito democratico maldiviano (Pdm) che ha sconfitto al ballottaggio del 28 ottobre il suo rivale Maumoon Abdul Gayoom, al potere nell’arcipelago dal 1978. Ex prigioniero politico, Nasheed (nella foto al momento del voto) si è aggiudicato il 54% delle preferenze diventando così il primo presidente scelto con elezioni democratiche.

La prima tornata delle elezioni presidenziali, svoltasi l’8 ottobre, aveva quasi spento gli entusiasmi di chi attendeva un cambiamento al vertice della Repubblica. Tra i sei candidati in lizza, l’ex presidente Gayoom era risultato il più votato con il 40% delle preferenze. Il ballottaggio ha invece ribaltato la situazione e smentito le previsioni che assegnavano all’ex primo cittadino delle Maldive la leadership. L'affluenza alle urne è stata dell’87% fra gli aventi diritto.

Gli oltre 200mila elettori sparsi nella miriade di isole che costituiscono l’arcipelago hanno scelto il leader del Pdm, storico oppositore di Gayoom, che porta i segni delle torture subite durante la prigionia nelle carceri del Paese.

Dopo l’annuncio dei risultati che lo vedevano nuovo presidente delle Maldive ed il riconoscimento della sconfitta da parte di Gayoom, Nasheed ha dichiarato di volere realizzare una “transizione pacifica” e ha invitato i suoi sostenitori a “mantenere la calma”. La campagna elettorale aveva registrato anche accesi scambi di accuse tra i due candidati. Il leader del Pdm accusava l’avversario di clientelismo e corruzione. Nasheed imputava a Gayoom soprattutto una gestione personale e irresponsabile del potere, a suo dire causa del perdurare di una situazione di ingiustizia sociale che vede la popolazione divisa tra una minoranza di super ricchi ed una stragrande maggioranza, il 70% dei maldiviani, che vive sotto la soglia di povertà. Da parte sua l’uomo che per trent’anni ha guidato il Paese vantava risultati importanti nella crescita economica, la capacità di introdurre riforme in modo soft e accusava Nasheed di voler convertire al cristianesimo l’intera popolazione dell’arcipelago, storicamente musulmana.

Proprio questi due ultimi punti risultano tra i principali argomenti con cui è chiamato a confrontarsi il nuovo presidente. Ad agosto sono state varate nuove riforme della costituzione entrate in vigore con l’inizio di settembre. La comunità internazionale ha salutato il fatto come un primo segno del processo di democratizzazione di cui il Paese ha bisogno, ma il cammino da fare è ancora lungo perché le Maldive possano dirsi Paese libero e democratico. Lungo questo percorso appena iniziato, un passo importante sarà quello della libertà religiosa. Nel paradiso turistico, famoso nel mondo per le sue bellezze naturali, vige infatti la Sharia e non è permesso ai cittadini di professare altra religione che l’islam sunnita.

Pur non avendo trovato spazio nella campagna elettorale, il tema dell’egemonia concessa dalla costituzione all’islam dovrà trovare spazio nell’agenda del nuovo presidente, non solo perché viola la libertà religiosa. Dal 2007 infatti le Maldive non sono più immuni dal contagio dell’estremismo di matrice musulmana dopo l’attentato avvenuto nel parco di Male attribuito a militanti islamici.

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