Se la Cina si mette a comprare oro
di Maurizio d'Orlando
Acquistare il metallo prezioso è un modo per sfuggire alla svalutazione della carta moneta e del dollaro in particolare. I timori degli economisti a Davos. Intanto il prezzo dell’oro sale sempre di più.

Davos (AsiaNews/ Agenzie) - Il prezzo dell’oro potrebbe triplicare o quadruplicare se la Cina inizia a comprare oro ed a disinvestire la propria liquidità in dollari. Lo ha detto ieri Peter Munk ad una conferenza stampa  a Davos in Svizzera nel corso del Forum Economico Mondiale. Munk è il fondatore ed il presidente  della Barrick Gold una società con attività in diversi continenti. Davos è sede ogni anno di un congresso a cui sono presenti molte personalità di spicco del mondo politico finanziario ed  industriale che nel corso di alcuni giorni discutono dei temi economici del momento.

Nonostante la pesante flessione di tutte le altre materie prime, il prezzo dell’oro dallo scorso ottobre è cresciuto di oltre il 20 %.  Secondo Munk il rialzo è dovuto agli acquisti di investitori che hanno acquistato oro fisico, lingotti e monete auree, come misura per preservare il valore delle proprie disponibilità. Se gli USA continueranno a stampare moneta per stimolare l’economia è prevedibile, ha spiegato, che il valore dell’oro possa ulteriormente crescere.

Munk ha anche affermato che c’è la possibilità che alcune banche centrali, inclusa quella cinese, che attualmente detiene una delle maggiori liquidità finanziarie espresse in dollari, possano iniziare ad acquistare oro. “Se decidessero di diversificare [i propri investimenti in dollari], presumibilmente in oro, inizieremo in tal caso a discutere di una quotazione  triplicata o quadruplicata dell’oro”. Tale diversificazione potrebbe essere seguita anche dalla Russia o dal Kuwait. Non è probabile, ha aggiunto Munk, ma oggi è uno scenario più plausibile che un paio di anni fa.

In mattinata sui mercati europei il lingotto ha raggiunto la quotazione di  23,05 euro al grammo e circa 930 dollari l’oncia , un prezzo molto prossimo al picco di 1030 dollari l’oncia raggiunto nel marzo del 2008.

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