Bangkok respinge le accuse di maltrattamento ai danni dei Rohingya
Il ministro thailandese degli Esteri chiede che siano verificate le testimonianze dei profughi e attendere i risultati di una inchiesta del governo indonesiano. Sui profughi pende la minaccia del traffico internazionale di vite umane.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – La Thailandia respinge le accuse di maltrattamento nei confronti dei profughi Rohingya. Kasit Piromya, ministro degli esteri, chiarisce che le testimonianze fornite dai 198 uomini recuperati il 2 febbraio scorso al largo delle coste indonesiane “non sono state verificate” da Jakarta e bisogna attendere i risultati di una “inchiesta ufficiale del governo indonesiano” prima di lanciare accuse.

Le dichiarazioni rese oggi dal ministro seguono le denunce lanciate dai principali media internazionali. I profughi Rohingya sono stati avvistati e tratti salvo al largo della costa di Aceh. Secondo le testimonianze fornite dai pescatori che li hanno salvati, le ferite presenti sul loro corpo sarebbero state inflitte dai militari della Thailandia, i quali li hanno malmenati prima di abbandonarli in mare aperto. 

Il capo della diplomazia thailandese riferisce inoltre di un incontro avvenuto tra l’Alto commissario Onu per i rifugiati e 12 profughi Rohingya detenuti a Ranong; il governo avrebbe avviato dei colloqui con l’agenzia delle Nazioni Unite per decidere della loro sorte.

Sui rifugiati pende infine la minaccia del traffico internazionale di vite umane: alcuni di loro vengono comprati da agenti con base in Thailandia, che fungono da intermediari fra i profughi e i loro acquirenti. I più fortunati vengono “venduti” ad altri esponenti della comunità Rohingya che, versando somme di denaro, riescono a dare loro la libertà e un posto di lavoro. Molti altri vengono mandati in Malaysia, in Indonesia o in altre zone della Thailandia e costretti a lavorare agli ordini dei loro padroni.

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