Papa: inaccettabile negare o ridurre la Shoah,”crimine contro Dio e contro l’umanità”
Benedetto XVI ricevendo i presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane ha detto che “si prepara” ad andare in Israele. La Chiesa è “profondamente e irrevocabilmente” schierata contro l’antisemitismo. Ha ripetuto le parole con le quali Giovanni Paolo II chiese perdono a Dio per le ingiustizie subite dal popolo ebraico.
Città del Vaticano (AsiaNews) – E’ innegabile e inaccettabile qualsiasi negazione o riduzione della Shoah,” crimine contro Dio e contro l’umanità, specialmente da parte di chi segue la Sacra Scrittura. L’ha nuovamente affermato oggi Benedetto XVI, ricevendo i presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane, ai quali ha ribadito che la Chiesa è “profondamente e irrevocabilmente” schierata contro l’antisemitismo, aggiungendo che “si prepara” ad andare in Israele e ripetendo le parole con le quali Giovanni Paolo II chiese perdono a Dio per le ingiustizie subite dal popolo ebraico.
 
E’ stato un vero punto sui rapporti tra cattolici ed ebrei il discorso fatto oggi dal Papa, nel primo incontro con il mondo ebraico dopo le polemiche seguite alla revoca della scomunica ai lefebvriani, tra i quali il vescovo negazionista Williamson. Benedetto XVI ha infatti parlato di tutte le questioni, dalla Shoah al suo viaggio in Israele, al “perdono”.
 
A partire dall’Olocausto. “L’odio e il disprezzo verso uomini, donne e bambini manifestato nella Shoah – ha detto - era un crimine contro Dio e contro l’umanità. Questo deve essere chiaro a tutti, specialmente a coloro che sono nella tradizione delle Sacre Scritture, secondo le quali ogni essere umano è creato ad immagine e somiglianza di Dio (Gen 1:26-27). E’ fuori questione che qualsiasi negazione o minimizzazione di questo terribile crimine è intollerabile e del tutto inaccettabile”. Benedetto XVI ha poi ricordato e ripetuto quanto ha affermato durante l’udienza generale del 28 gennaio, che la Shoah deve essere “un monito per tutti, contro l'oblio, la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”.
 
“Questo terribile capitolo nella nostra storia – ha proseguito - non deve mai essere dimenticato. Il ricordo, è stato giustamente detto è memoria futuri, un monito per noi per il futuro ed una chiamata ad adoperarsi per la riconciliazione. Per ricordarci di fare tutto ciò che è in nostro potere per prevenire ogni ripetizione di una tale catastrofe nella famiglia umana, costruendo ponti di duratura amicizia. E’ mia fervente preghiera che la memoria di questo orrendo crimine rafforzi la nostra determinazione a sanare le ferite che per troppo lungo tempo hanno macchiato i rapporti tra cristiani ed ebrei. E’ mio profondo desiderio che l’amicizia di cui ora godiamo cresca sempre più forte, cosicché dia abbondanti frutti l’irrevocabile impegno della Chiesa a rapporti rispettosi ed armoniosi con il popolo dell’Alleanza”.
 
Benedetto XVI, nel suo discorso, ha poi ricordato gli incontri avuti con le comunità ebraiche di New York e Washington durante il suo viaggio negli Stati Uniti, nel 2008, definendole “esperienze di fraterna attenzione e di sincera amicizia” e la visita compiuta alla sinagoga di Colonia, nel 2005, “la prima di tali visite nel mio pontificato”. “Per me - ha commentato – fu davvero commovente trascorrere quei momenti con la comunità ebraica in una città che conosco molto bene”. Il Papa ha poi rievocato la visita compiuta nel maggio 2006 ad Auschwitz. “Quali parole – ha detto in proposito – potrebbero adeguatamente esprimere questa esperienza profondamente commovente? Mentre passavo per l’ingresso di quel luogo di orrore, scena di così indicibili sofferenze, pensavo all’innumerevole numero di prigionieri, tanti di loro ebrei, che hanno percorso lo stesso cammino in prigionia ad Auschwitz e in altri campi di concentramento”. In quell’occasione, come ha ripetuto oggi, Benedetto XVI affermò che “I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: ‘Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello’ si verificarono in modo terribile”.
 
Il Papa ha quindi parlato del viaggio in Terrasanta, previsto per maggio, ma ancora non ufficialmente annunciato. “Mi sto preparando ad andare in Israele”, ha detto, la terra dove è nata la nostra fede. Di lì ha fatto riferimento ai duemila anni trascorsi, durante i quali, i rapporti tra cristiani ed ebrei sono passati attraverso molte differenti fasi, alcune delle quali dolorose da ricordare”. “Ora, che siamo in grado di incontrarci in spirito di riconciliazione, non dobbiamo permettere alle difficoltà del passato di permettere di impedirci da porgerci la mano dell’amicizia”. Ricordando la “pietro miliare” della dichiarazione conciliare “Nostra Aetate”, egli ha affermato che “la Chiesa e profondamente e irrevocabilmente impegnata a respingere ogni antisemitismo ed a continuare a costruire buone e durature relazioni tra le nostre comunità. C’è un’immagine che racchiude questo impegno”: quella di Giovanni Paolo II che nel 2000 che davanti al Muro del pianto, a Gerusalemme, “ha chiesto il perdono di Dio per tutte le ingiustizie che il popolo ebraico ha dovuto soffrire. Io faccio mia la sua preghiera”.
 
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