Crollano prezzi e occupazione, il Giappone teme una forte deflazione
Ad agosto i prezzi al consumo scendono del 2,4%, record dal 1971. Ora si teme che la minor domanda interna causi ulteriori riduzioni nella produzione e perdita di posti di lavoro, innescando una spirale deflazionista.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Accelera la discesa dei prezzi al consumo in Giappone, con un -2,4% ad agosto rispetto all’agosto 2008 (con esclusione degli alimentari freschi, pure in continuo declino da marzo), crollo record dal 1971.

A luglio la diminuzione era stata del 2,2%. Esperti osservano che la diminuzione dipende anche dal record raggiunto dal petrolio nell’agosto 2008, quanto costava oltre 147 dollari al barile, mentre oggi costa meno della metà. Peraltro, tolti energia ed alimenti freschi, si registra comunque una diminuzione dei prezzo dello 0,9% ad agosto. Essi commentano che tale andamento corrisponde a una diminuzione dei consumi, a sua volta conseguenza della disoccupazione record del 5,8% raggiunta ad agosto. Permane la sfiducia dei consumatori nonostante nel secondo trimestre 2009 il Prodotto interno lordo sia tornato a crescere (+0,9%) dopo diversi mesi di declino.

David Cohen, economista a Singapore, prevede che, mentre le economie più sviluppate già riprendono ad affrontare l’inflazione, il Giappone nel 2010 affronterà  una forte deflazione, esito della diminuita domanda dei consumatori - che ritiene resterà bassa - della eccessiva capacità produttiva delle aziende e della forza dello yen. La valuta giapponese ha toccato ieri il cambio di 88,22 rispetto al dollaro Usa, record da 8 mesi, e oggi all’apertura dei cambi ha sfiorato quota 90

Il mondo economico è anche preoccupato per l’annuncio del nuovo governo di sospendere parte del finanziamento da 15mila miliardi di yen deliberato dalla precedente amministrazione e per la diminuzione delle esportazioni. Peraltro per il governo è essenziale un aumento della domanda interna e il premier Yukio Hatoyama ha promesso sussisti alle famiglie numerose, aiuti all’agricoltura e l’eliminazione di costi come il pedaggio autostradale.

Kiohei Morita, economista capo della Barclay Capital a Tokyo, commenta che la diminuzione della domanda domestica impedisce la ripresa produttiva e, quindi, l’aumento dei posti di lavoro, con ulteriore diminuzione del potere d’acquisto del ceto medio e con il rischio che “la deflazione causi ulteriore deflazione… in altre parole, che entriamo in una spirale deflazionistica”.

Più ottimista Masaaki Shirakawa, governatore della centrale Banca di Giappone, che ritiene che i prezzi continueranno a calare per “qualche tempo”, ma ha molta fiducia nella ripresa dell’economia, anche grazia al basso tasso di interesse bancario per i finanziamenti.

Altri esperti sono più ottimisti e ritengono che la minor domanda dei consumatori sia anche conseguenza dell’attesa che i prezzi scendano, ma che la domanda tornerà presto a salire.

 

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