Taiwan, la pace con Pechino mette a rischio la libertà di stampa
Reporters senza frontiere retrocede l’isola di 23 posizioni e accusa il governo di fare pressione sui media per non irritare la Cina continentale, mentre il presidente Ma continua sulla strada della riconciliazione.

Taipei (AsiaNews/Agenzie) – I continui sforzi del governo di Taiwan a migliorare i rapporti con la Cina continentale, potrebbero minare la situazione della libertà di stampa sull’isola. Lo sostengono alcuni osservatori indipendenti, che sottolineano come la libertà di informazione non sopravvive se vi sono argomenti che non si possono trattare.

 Le preoccupazioni sono confermate anche dall’ultimo rapporto di Reporters senza frontiere, l’Organizzazione non governativa che controlla la situazione della stampa nel mondo, che ha retrocesso Taiwan di 23 posizioni facendola arrivare alla 59esima. Secondo questi dati, sono più libere Hong Kong, il Ghana, il Mali e il Burkina Faso.

 Fra i limiti alla libera informazione, un giornalista locale denuncia il modo in cui le autorità impongono la stesura di notizie relative alla visita di dissidenti cinesi sull’isola: “Mi dicono che è un ‘cattivo ragazzo’ a cui piace dar fastidio, e che quindi è inutile parlare di lui. Credono di fare la cosa migliore per l’affresco in generale, per il bene comune di tutti in senso storico”.

 Reporters senza frontiere sostiene che la libertà di stampa a Taiwan non è in pericolo, ma punta il dito contro il Kuomintang [il Partito nazionalista, attualmente al governo] per le sue continue interferenze nei media. Vincent Brossel, capo del settore Asia della Ong, dice: “Lo Stato deve agire per prevenire ogni restrizione, violenza o altri ostacoli alla libertà”.

 Da parte sua il governo – salito al potere lo scorso maggio – nega le critiche, difendendo l’apertura senza precedenti nei confronti del governo di Pechino. Il portavoce dell’esecutivo Su Jun-pin dice: “Non ci sembra che il governo faccia pressioni sui giornalisti, neanche quando viene critica. In ogni caso, accettiamo umilmente le critiche”. Secondo il presidente dell’Associazione dei giornalisti di Taiwan, Leon Chuang, si tratta più che altro “di una sorta di auto-censura. Quando i giornali trattano argomenti delicati, come il Dalai Lama o Rebiya Kadeer, si limitano da soli”.

 In ogni caso, è innegabile che la nuova posizione di apertura adottata da Taipei nei confronti della Cina sia causa di molti cambiamenti sull’isola. La popolazione, ad esempio, prova sentimenti contrastanti nei confronti dell’accordo di libero commercio fra le due sponde dello Stretto che dovrebbe essere firmato a fine mese: molti temono che l’ingresso dell’economia cinese metterà a rischio la democrazia.

 Intanto il presidente nazionalista, Ma Ying-jeou, continua sulla sua strada. Parlando in occasione del sessantesimo anniversario della battaglia contro le forze  comuniste, ha detto: “Davanti alla nuova luce del riavvicinamento, continueremo su questa linea con sincerità e cercando di disperdere odio e contrapposizioni tramite scambi e negoziati”.

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