Ancora violenza a Dong Chiem: la polizia aggredisce tre studenti cattolici
di J.B. An Dang
I giovani si erano recati a pregare nella parrocchia. Aggrediti da un gruppo di agenti. Uno dei tre è stato anche arrestato. Le autorità preparano rapporti contro coloro che hanno protestato per la distruzione del crocefisso. Torna sotto tiro l’arcivescovo di Hanoi.
Hanoi (AsiaNews) - Non è finite a Dong Chiem. Distrutta la croce sul monte Che, costretta la gente a togliere quelle messe al suo posto, picchiati e minacciati sacerdoti, giornalisti e fedeli, le autorità continuano a tenere sotto assedio, anche se meno visibile, la parrocchia e ad assalire chi vi si reca. E’ accaduto, il 30 gennaio, a tre studenti della società Sant’Antonio da Padova di Vinh. Uno di loro è stato anche arrestato.
 
I tre, nella ricostruzione data da padre John Luu Ngoc Quynh, consigliere spirituale della società, a Vinh, “avevano compiuto l’adorazione eucaristica nella chiesa di Dong Chiem”. “Sulla via del ritorno, a un chilometro dalla parrocchia, ad An Tien, un gruppo di agenti li ha fermati e li ha ferocemente attaccati”. Uno dei tre, Anthony Tran Van Son “ha tentato di fuggire nei campi, ma è stato preso e picchiato con maggiore violenza”. “Alle 23.30 del 31, poi, la polizia lo ha portato al suo dormitorio e, dopo una perquisizione, ha arrestato altri due studenti che abitavano nella stessa camera”.
 
“Ferma” la protesta di padre Luu Ngoc Quynh per la “continua serie di violazioni della legge contro cittadini vietnamiti, in particolare cattolici”. La dichiarazione domanda l’immediato rilascio del giovane e “la fine dell’assedio alla parrocchia di Dong Chiem, il rispetto del diritto di movimento e di visitare la chiesa” e chiede “di investigare sull’attacco per portare i colpevoli davanti alla giustizia”.
 
Sulla vicenda di Dong Chiem, a quanto riferisce Eglises d’Asie, le autorità stanno preparando due rapporti, che mirano a individuare i responsabili del movimento di protesta contro l’abbattimento del crocefisso, fato saltare il 6 gennaio. Il primo, preparato dal comune di An Phu (nel quale è la parrocchia) chiama in causa in modo particolare alcuni fedeli laici e numerosi religiosi redentoristi. Ognuno è puntigliosamente citato per nome.
 
Il secondo rapporto è del distretto di My Duc (nel quale rientra Dong Chiem) ed è stato inviato alle autorità di Hanoi. Esso ha per obiettivo l’arcivescovado di Hanoi e indica esplicitamente il cancelliere, padre Le Trong Cung, firmatario dei due comunicati di denuncia di quanto accaduto. Ma il maggiore responsabilità viene attribuita all’arcivescovo, mons. Joseph Ngo Quang Kiêt che avrebbe mobilitato sacerdoti e fedeli e che avrebbe consentito la pubblicazione dei comunicati.
 
Quest’ultima notizia da un lato ricorda i precedenti attacchi contro mons. Kiet, del quale il sindaco della capitale chiese la rimozione, dall’altro conferma quanto detto ad AsiaNews da padre Vincent Pham Trung Thanh, superiore dei redentoristi del Vietnam, secondo il quale, con la vicenda di Dong Chiem, “il governo ha fatto del suo meglio per attirare l’arcivescovo di Hanoi e i redentoristi di Thai Ha in una trappola, nella quale un loro piccolo errore avrebbe dato alle autorità buoni pretesti per una aperta persecuzione, o almeno l’occasione per lanciare accuse contro di loro”.
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