I pasdaran: un leader dell’opposizione “potrebbe essere ucciso”
Secondo un giornale dei fedelissimi di Ahmadinajad, l’attentato verrebbe compiuto dagli stessi riformisti, che invece vedono nella notizia una possibile preparazione dell’opinione pubblica. L’articolo segue di poco l’annuncio di Karroubi di una manifestazione per il 12 giugno. In carcere ci sono 101 giornalisti.
Teheran (AsiaNews) - Uno dei leader dell’opposizione iraniana “potrebbe essere ucciso”. L’affermazione è di Javan, quotidiano dei Guardiani della rivoluzione, i pasdaran, che attribuisce ai riformisti stessi, in combutta con la Cia e il Mossad, l’idea dell’assassinio, come strumento per ridare fiato al movimento “verde”. L’articolo, pubblicato domenica, preoccupa non poco l’opposizione, che, come scrive “The Green Voice of Freedom”, vi vedono la possibilità di preparare l’opinione pubblica ad azioni violente.
 
L’articolo, inoltre, giunge quasi in contemporanea con l’annuncio dato da Mehdi Karroubi in un’intervista a Der Spiegel, che l’opposizione ha chiesto il permesso di organizzare una manifestazione il 12 giugno, anniversario della contestata rielezione del presidente Mahomoud Ahmadinejad. E, a proposito di Karroubi, i “verdi” notano l’intensificarsi di voci riportate dalla stampa governativa di sue pessime condizioni di salute. Notizie nelle quali la moglie del leader riformista, Fatemeh, vede la possibilità di preparare qualche mossa contro il marito.
 
Nell’annunciare la manifestazione di giugno, Karroubi ha detto che “il popolo dovrebbe sapere che vogliamo continuare la nostra lotta. Che non è contro la Repubblica islamica, ma per l’esecuzione della Costituzione nella quale sono garantite libertà di pensiero e democrazia”. Obiettivo non facile, visto che, come ha detto un altro dei leader dell’opposizione, Mir-Hossein Mousavi (nella foto), “noi ora non abbiamo giornali”.
 
Oltre al fatto che, secondo fonti dell’opposizione, nelle carceri iraniane ci dovrebbero essere attualmente 101 giornalisti, quasi tutti arrestati dall’anno scorso in avanti, di molti dei quali non si ha alcuna notizie.
 
Radio Zamaneh riferisce inoltre che Mousavi ha sottolineato la necessità di “aggiornare i nostri metodi” e “trovare nuove strade” per dare coscienza che “l’islam non picchia la gente, non arresta la gente, non diffama la gente, non incatena la gente e crea restrizioni”. Di tutti questi “problemi”, ha aggiunto, “dobbiamo continuare a informare il popolo attraverso i media virtuali, le riunioni, la famiglia e i colloqui”.
 
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