Una macchia nera di oltre 100 chilometri quadrati copre il mare a Dalian
Due giorni fa sono esplosi due oleodotti presso l’importante porto petrolifero di Dalian. Distrutto anche un deposito contenente 100mila metri cubi di greggio. Si lotta per contenere l’inquinamento. Il problema della sicurezza ambientale.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Oltre 400 operai lavorano senza tregua per contenere lo sversamento di petrolio in mare, causato dall’esplosione, avvenuta il  16 luglio, di due condutture di greggio a Dalian (Liaoning). La marea nera si espande rapida e copre ormai oltre 100 chilometri quadrati.

E’ stato chiuso il porto petrolifero Dalian Xingang, principale deposito del greggio cinese e centro nodale per l’arrivo e la partenza di petrolio e gas.

Oltre 40 imbarcazioni sono impegnate a disporre barriere di contenimento del greggio e a raccoglierlo dalla superficie del mare, il quotidiano China Daily dice che da ieri sera è stata disposta una barriera di contenimento estesa oltre 7mila metri. Sono state inviate oltre 30 tonnellate di prodotti chimici per neutralizzarlo. Ambientalisti temono che questo rimedio sia non meno grave del male e che petrolio e prodotti chimici possano inquinare il Mar Giallo.

L’esplosione e le fiamme hanno distrutto almeno un deposito di greggio di 100mila metri cubi. Per controllare le fiamme, alte fino a 30 metri, sono intervenuti oltre 2mila pompieri con 338 veicoli antincendio. Il danno poteva essere maggiore, perché secondo dati ufficiali nel bacino ci sono depositi per oltre 2 milioni di metri cubi di greggio.

Si teme che il vento possa cambiare direzione, spingere la marea nera verso la costa e spiagge molto frequentate, importante risorsa turistica ed economica.

Sui media sono frequenti commenti critici per la mancanza di un piano di pronto ed efficace intervento per un simile disastro.

Sulla periferia di Dalian permane una nuvola di smog, due giorni dopo l’esplosione. Le autorità ripetono che queste polveri sono innocue e la zona è soprattutto agricola con pochi centri abitati, ma hanno evacuato oltre 600 abitazioni in un raggio di 4 km dall’esplosione.

La cause dell’incidente sono ancora “in via di accertamento”, ma esperti rassicurano che questo disastro è assai meno grave di quello successo negli Stati Uniti nel Golfo del Messico. Peraltro la popolazione torna a interrogarsi sulla sicurezza degli impianti industriali cinesi e sulla validità delle norme e dei controlli di prevenzione, messi in dubbio dai frequenti incidenti ambientali. La settimana scorsa nel Fujian sono stati arrestati 3 dirigenti della compagnia Zijin Mining Group, leader per i metalli pregiati, per il versamento nel fiume locale dei liquami di una fabbrica, con grave inquinamento e morte di oltre 2.300 tonnellate di pesci.

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