Rinviato il processo per la strage di Maguindanao. Protestano i parenti delle vittime
I giudici cedono alle pressioni degli avvocati di Ampatuan jr, esecutore della strage, e danno più tempo per esaminare i documenti delle indagini preliminari. I parenti delle 57 vittime temono per la loro vita. Per loro i continui rinvii permettono agli elementi del clan ancora in libertà l’eliminazione dei vari testimoni.

Manila (AsiaNews/Agenzie) – La corte di Quezon City rinvia ancora la presentazione delle prove contro Andal Ampatuan jr (nella foto), principale imputato del massacro di Maguindanao (Mindanao), e i suoi complici. La decisione, comunicata oggi in aula dai giudici, ha scatenato polemiche e indignazione tra i familiari delle 57 vittime della strage, avvenuta il 23 novembre 2009. A nove mesi dal massacro nessuno è stato ancora condannato. Secondo i parenti degli uccisi, il caso potrebbe durare anni, permettendo al clan Ampatuan l’eliminazione dei vari testimoni, già iniziata il 14 giugno scorso con l’uccisione Suwaid Uphan, reo confesso killer del massacro .

Il processo contro Andal Ampatuan jr e 16 membri del suo esercito privato sarebbe dovuto iniziare oggi, dopo mesi di continui rinvii. Tuttavia, i giudici hanno preferito rinviarlo di una settimana per permettere agli avvocati della difesa di studiare con maggiore attenzione i documenti presentati durante le indagini preliminari.

Catherine Nunez, madre di una delle vittime, scoppiata in lacrime al termine della seduta, definisce il tribunale ingiusto e a favore dei criminali. “Gli Ampatuan sono ricchi – afferma – noi invece non abbiamo niente”. “I nostri nemici – aggiunge - sono potenti e temiamo per le nostre vite”.

Il 23 novembre 2009 a Maguindanao un commando di circa 100 uomini armati ha assaltato un convoglio dove viaggiavano 57 persone. Questi erano membri del clan di Ishmael “Toto” Mangudadatu, vice-sindaco di Buluan e principale avversario di Ampatuan alla carica di governatore della Regione autonoma del Mindanao musulmano (Armm) per le elezioni del maggio 2010. Nell’attacco hanno perso la vita tutti i componenti  del convoglio. Tra le vittime anche la moglie di Mangudadatu.  

Gli Ampatuan hanno governato la Regione autonoma del Mindanao musulmano per oltre un decennio. In questi anni hanno ricevuto finanziamenti e armi dall’allora governo Arroyo che li ha utilizzati per contrastare i ribelli islamici di Moro Islamic Liberation Front e Abu Sayyaf, permettendo loro di sviluppare un esercito privato composto da centinaia di uomini.  

A tutt’oggi sono 190 i membri del clan Ampatuan accusati di omicidio, ma solo 17 sono sotto processo.  

 

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