Kashmir: parla il direttore della scuola cristiana bruciata
di Parvez Samuel Kaul
La scuola serviva 500 giovani tutti musulmani. Il danno maggiore è fatto alla stessa comunità islamica. La scuola appartiene alla Chiesa del North India che lavora in Kashmir da 150 anni. La folla inferocita ha bruciato anche copie del Corano presenti nella biblioteca dell’edificio.
Tangmarg (AsiaNews) – Non vi sono studenti cristiani nella scuola bruciata dagli estremisti islamici tre giorni fa: “la comunità che serviamo è al 100% musulmana”, afferma con amarezza Pravez Samuel Kaul, il preside della Tyndale Biscoe School , ridotta in cenere i risposta alla campagna “Brucia il Corano” lanciata negli Usa dal pastore Terry Jones. “Per ironia – aggiunge – la nostra biblioteca conteneva diverse copie del Corano”.
 
Kaul, cristiano anglicano, lavora da 26 anni nel campo educativo in Kashmir. Nel suo racconto della distruzione egli fa notare la superficialità delle forze dell’ordine, che non sono intervenute al momento opportuno; il fondamentalismo di molti che da un momento all’altro si sono rivoltati contro la scuola, facendo un danno a se stessi. “L’impatto della perdita [della scuola] – confessa con dolore - sarà sentito anzitutto dagli stessi musulmani”. Ecco quanto ha raccontato ad AsiaNews.
 
La Tyndale Biscoe School appartiene alla Chiesa del Nord India ed è un ramo della Tyndale Biscoe and Mallinson Educational Society, che opera in Jammu e Kashmir.
La nostra scuola a Tangmarg – a nordovest di Srinagar – era fatta per servire la popolazione rurale dell’area. Tangmarg fa parte della fascia agricola e non vi è presenza di alcun cristiano. La comunità che serviamo è al 100% musulmana e la nostra società è lì dal 1880. Questa scuola era il nostro contributo alla società rurale, offrendo valori globali basati sulla laicità e sulla qualità dell’educazione. Tutto il nostro personale, insegnante e non, è composto da musulmani.
 
L’incendio della nostra scuola è il risultato immediato dell’oltraggio causato dalla proposta di bruciare il Corano negli Usa.
 
Il 12 sera scorso, in Kashmir, la moschea locale ha mostrato un video preso da un canale televisivo iraniano, che riprendeva la dissacrazione del Corano. Dopo ciò la moschea ha chiamato a raccolta tutta la gente e le persone si sono radunate fin dalle 4 del mattino [del 13 settembre]. L’amministrazione locale non ha preso alcun provvedimento: per loro la gente si sarebbe dispersa dopo la manifestazione e tutte le nostre richieste di sicurezza sono rimaste inascoltate.
 
La folla è cresciuta fino a 15 -20 mila persone e hanno marciato verso la scuola, che è a circa 1-2 km dal luogo del raduno, iniziando il saccheggio e l’incendio. L’intera struttura di tre piani, con 26 aule, la biblioteca, i laboratori di computer e di scienza sono stati completamente distrutti.
 
Per ironia, la nostra biblioteca conteneva diverse copie del Corano. In mezz’ora tutta la struttura è andata a fuoco e rasa al suolo, essendo fatta di legno.
 
Prima di bruciarla, la folla ha vandalizzato l’edificio. La nostra era una scuola molto bella, avevamo appena finito di imbiancarla, e ora è rasa al suolo… Era distribuita su tre acri e ora appare così desolata e devastata.
 
Questa distruzione è frutto del fanatismo incontrollato. Mi hanno detto che durante la furia della folla, qualcuno commentava: Perché dovrebbe esserci una scuola cristiana nel nostro villaggio?
 
Il nostro fondatore, Biscoe, credeva molto nello sviluppo attraverso l’educazione e questa scuola nel Kashmir ha servito la società agricola locale per 150 anni. Attualmente la scuola aveva 500 studenti – tutti musulmani – provenienti da 150 villaggi. L’impatto della perdita per la scuola sarà sentito anzitutto dagli stessi musulmani. La nostra organizzazione in tutto il Kashmir è collegata con almeno 7 mila famiglie, tutte musulmane.
 
La mia preghiera è che i leader religiosi predichino di più l’amore verso il prossimo. Poi che questa società del Kashmir possa ragionare di più: purtroppo molti ragionano da fondamentalisti e ciò causa incidenti come quello che abbiamo subito.
 
È triste ricordare che il giorno dell’Eid c’erano migliaia e migliaia di persone fuori dal campus della scuola a Srinagar. In un incontro i leader musulmani hanno denunciato la campagna “Brucia il Corano”, ma hanno riconosciuto l’importante contributo dei cristiani nella società kashmiri. Essi hanno pure sottolineato che la microscopica comunità cristiana dà un gigantesco servizio nel campo dell’educazione e della salute….
 
Purtroppo, il giorno dopo, in questo angolo sperduto del Kashmir, la gente è stata incitata a sfogare la propria furia contro la nostra scuola.
 
(Ha collaborato Shefali Prabhu)
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