Israele e Palestina insieme per i pellegrinaggi in Terra Santa
I ministri israeliano e palestinese: "Grazie al Papa per l'invito ai cristiani di tornare sui Luoghi Santi". Dal 2000 i pellegrinaggi cristiani si sono dimezzati.

Gerusalemme (AsiaNews) – "Una pietra miliare di grande importanza nel cammino verso la pace in Medio oriente". Con queste parole Oded Ben Hur, ambasciatore d'Israle presso la Santa Sede, definisce ad AsiaNews la dichiarazione congiunta del ministri israeliano e palestinese del Turismo a favore dei pellegrinaggi cristiani nei Luoghi Santi, firmata di recente in Israele. "Stiamo lavorando per organizzare un incontro dei 2 ministri a Roma allo scopo di incoraggiare il turismo in Terra Santa" prosegue Ben Hur, definendo "positivi" gli sviluppi del dialogo fra Israele e l'Autorità palestinese nel settore turistico.

Nella dichiarazione congiunta del 24 novembre, Gideon Ezra, ministro israeliano del Turismo, e Mitri Abu Aita, ministro palestinese del Turismo e dei Beni culturali, affermano che, in occasione delle celebrazioni natalizie, "entrambi i Ministeri coopereranno per la promozione del turismo in Terra Santa e prenderanno tutte le misure necessarie per assicurare il transito in condizioni di sicurezza e tranquillità dei pellegrini che visiteranno le zone israeliane e palestinesi". "Verranno create le condizioni migliori per i privati in entrambe le parti - prosegue il comunicato - in termini di traffico, per garantire i migliori servizi possibili ai pellegrini".

I due ministri affermano di essere "molto riconoscenti" a papa Giovanni Paolo II "per il suo messaggio rivolto all'Assembela generale dei vescovi italiani e per l'esortazione a organizzare pellegrinaggi in Terra Santa".

Nella dichiarazione i ministri di Israele e Palestina sottolineano poi che il turismo "non solo è una fondamentale risorsa economica, ma anche un mezzo per portare la pace e creare fiducia tra i popoli del Medio Oriente".

Nei giorni scorsi, i rappresentati cristiani di tutte le confessioni presenti in Terra Santa avevano lanciato un appello congiunto ai cristiani di tutto il mondo per tornare nei Luoghi Santi. Secondo mons. Pietro Sambi, rappresentante vaticano in Israele, i pellegrinaggi sono "un incoraggiamento spirituale e materiale alle piccole comunità cristiane" della Terra Santa.

Il settore turistico, uno dei più importanti dell'economia israeliana, è da tempo in crisi a causa del conflitto arabo-israeliano. Con l'inizio della seconda intifada (costata finora a Israele 12 miliardi di dollari) il turismo ha perso il 60% del suo giro d'affari: su 180 mila addetti negli alberghi, 40 mila sono rimasti senza lavoro. I soli pellegrinaggi cristiani, che nel 2000 essi rappresentavano il 70% di tutto il movimento turistico in Israele, nel 2001 sono stati il 48%, per precipitare al 30% nel 2002.

Nel 2004 si sono avuti timidi segnali di ripresa: nei primi 6 mesi dell'anno i turisti in Israele sono stati 1 milione, e si prevede che entro dicembre tale cifra raggiungerà 1 milione e mezzo, con un incremento del 54% rispetto al 2003.

Quest'anno i pellegrini cattolici (78mila) sono aumentati del 114% rispetto al 2003: inoltre sono arrivati nei Luoghi santi 72mila protestanti e 66mila cristiani riformati. Nello stesso periodo i turisti di religione ebraica sono stati 352mila. (LF)

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