Scarcerazioni, ma solo per pochissimi dissidenti

Yangoon (AsiaNews/Agenzie) – In Myanmar la giunta militare ha liberato circa 500 detenuti dei 3.937 dei quali aveva di recente era stata promessa la scarcerazione. Lo riferiscono testimoni oculari, senza però chiarire se tra essi ci sono anche prigionieri politici. Sembra infatti che ad essere liberati siano solo individui condannati a pene brevi, come 2 o 3 anni per reati comuni.

La notizia segue l'annuncio della prevista liberazione di altri 5.300 prigionieri "ingiustamente" incarcerati, diffuso ieri dai media di Stato birmani. Finora i testimoni parlano di meno di 30 prigionieri politici scarcerati: tra loro c'è Min Ko Naing, leader degli studenti e attivista democratico.

Le modalità con cui si stanno svolgendo le scarcerazioni hanno suscitato diverse critiche nel Paese. I familiari dei prigionieri politici hanno accusato la giunta di non aver liberato nessun da sabato scorso. Kyaw Thu, vice ministro degli esteri del Myanmar, ha risposto che il governo ha intenzione di rispettare le promesse. "Se non mantenessimo la parola – ha detto il ministro – saremmo sottoposti a forti pressioni soprattutto dall'Occidente".  Egli ha giustificato i ritardi con motivi logistici.

Secondo dissidenti e attivisti per i diritti umani, i prigionieri politici in Myanmar sono circa 1.400. C'è attesa anche per la liberazione di Aung San Suu Kyi, icona del partito democratico e premio Nobel per la pace, in carcere per diversi anni. Anche il suo più stretto collaboratore, Win Ti (incarcerato dal 1989), dovrebbe essere liberato. "Win Ti – ha detto Kyaw Thu  – è già nella lista". Il ministro non ha invece saputo dire quando Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari da maggio 2003, potrebbe essere rimessa in libertà. (MA)

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