Finanziamenti, controllo economico, sostegno politico: la penetrazione cinese in Africa
Nel povero Zambia le ditte cinesi dettano legge. Nell’emergente Sudafrica le banche cinesi partecipano alle aziende finanziarie. In cambio Pechino eroga finanziamenti e promette sostegno politico.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – “La nostra economia è in transizione, non ci possiamo permettere di perdere la mucca che ci dà il latte”. Austin Liato, ministro zambiano del Lavoro, descrive così la dipendenza del suo Paese dalla Cina. La cui presenza in Africa cresce senza sosta.

Da molti anni Pechino ha un enorme peso economico in molti Paesi africani. Compra minerali, energia e legname, ma anche costruisce strade e infrastrutture, realizza e gestisce con criteri “cinesi” miniere e altri impianti, ora mira anche al controllo delle banche e delle industrie locali.

Gli investimenti cinesi in Zambia, Paese di 12 milioni di abitanti, sono stati di 1,2 miliardi di dollari nel 2009. Circa i due terzi delle nuove costruzioni coinvolgono ditte cinesi o guidate da cinesi. Lavoratori e cittadini protestano che i “potenti stranieri” fanno come vogliono, impongono le loro leggi. E’ ancora vivo il ricordo della tragedia del 2005, quando 46 operai locali sono morti nell’esplosione di una fabbrica guidata da cinesi e si scatenò un’ampia protesta popolare. Ma non è cambiato molto. Nella miniera di carbone Collum ci sono 855 lavoratori, tra cui 62 dirigenti cinesi. I minatori zambiani lavorano in tunnel poco sicuri a centinaia di metri sotto terra, senza maschere per proteggersi dalla polvere di carbone, qualcuno dice che i supervisori cinesi percuotono chi lavora lento. Ricevono 4 dollari al giorno, senza diritto a riposi e festività.

Alcune settimane fa, un gruppo di minatori ha protestato per ragioni economiche e cercato di assalire gli uffici, due dirigenti cinesi hanno sparato causando quattro feriti gravi. I due sono stati arrestati e rilasciati su cauzione.

La situazione è diversa in Sudafrica, Paese leader del Continente, ma Pechino tende sempre a un controllo economico. La Cina dal 2009 ha soppiantato gli Stati Uniti come primo partner commerciale di Pretoria con scambi per 16 miliardi di dollari (circa 11,8 miliardi di euro, con un surplus a favore di Pechino di 2,7 miliardi di dollari).

Il Sudafrica è la maggior economia africana ed esporta ogni anno minerali per circa 5,5 miliardi di dollari. Pechino desidera i minerali. A metà novembre c’è stata la visita del vicepresidente cinese Xi Jinping, che ha ricevuto accoglienze trionfali. Xi, indicato da molti come il prossimo presidente cinese dopo Hu Jintao, al suo arrivo il 16 novembre ha enfatizzato la “crescente cooperazione bilaterale e la crescente confluenza di interessi” tra i due Paesi. Pechino ama raffigurarsi come un partner “alla pari” con gli Stati africani (“win-win”) e prende le distanze dai Paesi occidentali “ex colonialisti”. Peraltro la Cina è stata spesso accusata di praticare un “colonialismo economico”, depredando gli Stati africani di energia e materie prime in cambio di denaro spesso dato a leader di governi ritenuti oppressivi senza controlli sul suo utilizzo (i Paesi occidentali chiedono, invece, che sia impiegato per le esigenze della popolazione) o della realizzazione di opere, ma a condizione che siano eseguite da ditte cinesi.

La sudafricana Standard Bank (Sb), la maggiore d’Africa, è posseduta per il 20% dalla Banca Commerciale di Cina. Andrew King, capo esecutivo per l’Asia della Sb, osserva che la costruzione di vie di trasporto (strade, ferrovie, porti) e infrastrutture elettriche in Africa è un vasto mercato potenziale per le ditte cinesi, avvantaggiate rispetto a quelle di Europa e Brasile, “perché riescono a ottenere finanziamenti” dalle banche. Tra le ditte impegnate ci sono la China Railway Construction Corp. che nel 2010 ha siglato un accordo di massima con la Sb per ricevere finanziamenti per la costruzione di ferrovie e altre infrastrutture in Africa. La Sb ha anche un accordo con la China Guangdong Nuclear Power Corp. per la realizzazione di progetti nucleari in Sudafrica.

Secondo la Banca mondiale, l’Africa per costruire le infrastrutture necessarie per lo sviluppo deve trovare finanziamenti per 31 miliardi di dollari.

Il Sudafrica cerca anche il sostegno politico cinese: vuole entrare nel gruppo delle economie emergenti che raccoglie Brasile, Russia, India e Cina (BRIC), ma gli altri Paesi si oppongono rilevando che l’economia e la crescita sudafricane sono molto inferiori alle loro.

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