Assassinio Bhatti, domani i funerali nel Punjab. La condanna dei musulmani
La cerimonia a Khushpur, villaggio natale del ministro cattolico per le Minoranze. Centinaia di persone hanno manifestato a Islamabad, bruciando pneumatici e intonando slogan. Imam e studiosi islamici deplorano il “brutale omicidio”. La stampa punta il dito contro la debolezza del governo , incapace di fermare le violenze.
Islamabad (AsiaNews) – I funerali di Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze assassinato ieri da un commando estremista, si svolgeranno domani all’una del pomeriggio nel villaggio natale di Khushpur (Punjab). Oggi, per tutta la giornata centinaia di persone hanno manifestato a Islamabad, bloccando le arterie principali della capitale. I dimostranti hanno bruciato pneumatici e intonato slogan contro le violenze anti-cristiane; le autorità hanno deviato il traffico di auto e moto. La morte del parlamentare cattolico ha suscitato sdegno e biasimo anche all’interno della comunità musulmana pakistana che, con poche eccezioni, condanna il brutale omicidio.
 
Le esequie di Shahbaz Bhatti sono in programma domani alle 13 a Khushpur, villaggio natale situato nella cittadina di Samundri, poco distante da Faisalabad, provincia orientale del Punjab. Alle esequie dovrebbero essere presenti sia la madre che due fratelli, il cui arrivo è previsto nella tarda serata di oggi. Intanto la polizia ha diffuso l’identikit di uno dei componenti del commando che ha massacrato il parlamentare cattolico; l’uomo, di colore scuro, sarebbe originario del Punjab. I terroristi avrebbero utilizzato anche dei kalashnikov – 30 le ferite da arma da fuoco fra testa e tronco, nessuna agli arti – e sarebbero fuggiti a bordo di un’auto di colore bianco.
 
La morte di Shahbaz Bhatti, difensore dei diritti delle minoranze, attivo nel denunciare gli abusi compiuti in nome della blasfemia e sostenitore della causa di Asia Bibi, la 45enne cristiana condannata a morte in base alla “legge nera”, ha destato profondo sconcerto anche fra i musulmani pakistani. Mohammad Mehfooz Ahmed, studioso musulmano e membro dell’Islamic Ideological Council di Islamabad, condanna il “brutale omicidio” che bolla come “atto codardo”. Egli definisce il parlamentare cattolico “uomo impavido” che ha compiuto “notevoli sforzi” per il dialogo interreligioso. E non manca di accusare il partito di governo Pakistan People’s Party (Ppp), che ha le “mani sporche del sangue di Salman Taseer e Shahbaz Bhatti” perché non ha saputo proteggerli in modo adeguato.  
 
Mohammad Azam, leader della moschea Badshahi a Lahore, è “scioccato” dalla notizia della morte di Bhatti, che definisce “un buon amico”. La guida musulmana sottolinea che “la gente non ha più il diritto di esprimere le proprie opinioni”, mentre si continua a definire “democratico” il governo che regge il Paese. Azam chiarisce che “quanti hanno rivendicato l’assassinio non sono musulmani, né esseri umani”, perché “l’islam è una religione di pace, che insegna a rispettare le minoranze”. Invocando il bisogno di tolleranza e armonia, egli conferma che aderirà “alla tre giorni di lutto indetta dalla comunità cristiana”.
 
Intanto si levano voci di condanna per l’assassinio anche nel mondo dei media pakistani, anche se una parte dell’informazione vorrebbe scindere la morte di Bhatti con la sua battaglia contro la legge sulla blasfemia. In un editoriale, il Daily Times spiega che “ci stiamo trasformando in una società violenta”, per l’inerzia del governo che “fa pensare ai terroristi di avere mano libera”. Il giornale critica i “buchi” nell’apparato di sicurezza attorno al politico, che andava garantito “anche contro la sua volontà”. E definisce “sconcertante” l’uso che la frangia estremista fa degli attentati, sebbene le proposte di modifica alla legge sulla blasfemia siano “morte con l’omicidio di Salman Taseer”.
 
Critiche allo Stato e al governo sono rivolte pure dal Dawn, che definisce l'esecutivo “debole” e “più interessato alla sua sopravvivenza”, tanto da scendere a compromessi anche con l'ala fondamentalista del Paese. Non mancano le accuse anche alla nazione, alla sua visione estremista e totalitaria della religione, fino ad affermare che “il Pakistan è stato creato in nome dell’islam”. La teocrazia porta quindi a rivendicare – erroneamente – il solo diritto dei musulmani a governare, mentre le minoranze religiose (cristiani) e le sette considerate “eretiche” (gli ahmadi) sono bandite, “isolate a livello costituzionale, sociale e culturale”.
 
Desta sorpresa, invece, la presa di posizione del The Nation che, in un articolo, nega i legami fra la “legge nera” e l’assassinio di Shahbaz Bhatti. Il quotidiano sottolinea che “la tragedia non ha nulla a che fare con la legge sulla blasfemia”, ma è una “cospirazione per destabilizzare il Pakistan” e favorire “le critiche della comunità internazionale”. Per il giornale, il ministro per le Minoranze era “favorevole alla condanna a morte per i blasfemi” (posizione mai assunta dal politico cattolico, ndr) e per questo “non poteva essere contrario alla norma”.(JK-DS)
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