Pasqua in carcere per i cristiani cinesi di Shouwang
La polizia arresta i fedeli della Chiesa domestica e impedisce loro di celebrare insieme la Pasqua. Esperti: le autorità vogliono colpire ogni forma di dissenso, anche per i frequenti collegamenti tra cristiani e attivisti per i diritti umani.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La polizia impedisce alla Chiesa Protestante di Shouwang di celebrare la funzione di Pasqua per la strada nel distretto di Zhongguancun a Pechino, arrestando almeno 36 fedeli e pastori e mettendone decine alla detenzione domiciliare.

Il pastore Jin Tianming denuncia che pastori e fedeli sono stati confinati in casa giorni prima di Pasqua, per impedire loro di riunirsi per pregare in strada, a molti la polizia il 24 aprile ha impedito di uscire.

Circa 20 cristiani si sono comunque riuniti e hanno cominciato a pregare la mattina di Pasqua 24 aprile, ma decine di poliziotti li hanno subito circondati e portati via con l’accusa di “riunione illegale”. Per tutta la mattina hanno proseguito ad arrivare decine di cristiani, che la polizia ha fermato e portato via.

La Chiesa di Shouwang è una delle maggiori chiese domestiche, con circa 1.000 fedeli, da tempo ha chiesto di registrarsi e di avere l’autorizzazione per gli incontri religiosi, senza ottenerlo. A inizio aprile le autorità l’hanno fatta cacciare dai locali dove si riuniva, come già successo almeno 20 volte dal 1993. Da allora la polizia impedisce ai fedeli di pregare in strada, arrestandoli non appena si recano all’appuntamento, annunciato su internet. Domenica 10 aprile sono stati arrestati 169 fedeli, domenica 17 aprile circa altri 50.

Jin, agli arresti domiciliari dal 9 aprile, insiste che “il governo non può interferire con la fede della chiesa”. La scorsa settimana la Chiesa di Shouwang aveva inviato i fedeli a riunirsi comunque per celebrare la funzione pasquale, anche a costo di essere arrestati.

La Chiesa nel 2009 ha anche acquistato locali dove riunirsi, pagati 27 milioni di yuan (circa 2,8 milioni di euro), ma le autorità hanno intimato al venditore di non consegnarli.

Sempre il 24 aprile, oltre 1000 persone si sono riunite a Guangzhou, per la chiesa domestica Rongguili. Il suo leader Lin Xiangao, anche noto come Samuel Lamb, 86 anni, è stato più volte denunciato e interrogato dalle autorità.

In Cina ci sono decine di milioni di cristiani protestanti, in gran parte seguaci di chiese domestiche non registrate. Pechino esige che tutti i fedeli aderiscano al Movimento delle Tre autonomie (insieme dei protestanti controllati dal Partito comunista). Solo 20 milioni di cristiani sono nella Chiesa di Stato, rispetto agli oltre 50 milioni di fedeli (ma altre fonti parlano di oltre 100 milioni) membri di chiese non ufficiali. La Shouwang è una della Chiese più note e autorevoli, per cui molti ritengono che il suo caso voglia anche essere un monito contro i piccoli gruppi cristiani. Esperti osservano che molti cristiani sono anche attivisti per i diritti umani o loro sostenitori e che le autorità vogliono impedire qualsiasi collegamento tra fede religiosa e tutela dei diritti umani. La recente persecuzione è collocata nell’ambito della peggiore repressione dal 1998 in atto da metà febbraio contro dissidenti e democratici, per timore di proteste come la Rivoluzione dei gelsomini.

Intanto il 24 aprile sono tornati a casa Peng Tianhui, Li Renyu e Kan Siyun, liberati su cauzione in attesa del processo. Erano stati arrestati il 25 marzo per “istigazione alla sovversione” per avere protestato per la condanna del dissidente Liu Xianbin.

Il 19 aprile è pure tornato a casa l’avvocato Jin Guanghong, scomparso l’8 o 9 aprile. Jin è stato torturato in vario modo, ma ha detto di non avere chiaro ricordo della detenzione.

Il gruppo Chinese Human Rights Defenders denuncia che almeno 17 attivisti e loro avvocati sono “scomparsi” da settimane, e si ritiene siano in carcere senza accuse formali.

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