La Cina offre la sua tecnologia nucleare agli altri Paesi
Pechino prevede di realizzare impianti nucleari di seconda generazione nei Paesi vicini, quali Vietnam, Pakistan, Malaysia e altri. Intanto progetta di aumentare di 6 volte entro il 2020 la produzione interna di energia nucleare per fini civili. Dopo Fukushima, aumentati i controlli.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina, maggior costruttore mondiale di impianti nucleari, vuole aumentare di 6 volte entro il 2020 la produzione di energia nucleare, nonché vendere la propria tecnologia realizzando nuovi impianti in Paesi esteri. Tian Jashu, vice-capo ingegnere del China National Nuclear Corp (Cnnc), una delle due ditte statali che costruiscono impianti, spiega che la tecnologia cinese “ha ricevuto grande interesse nelle altre nazioni, grazie al nostro eccellente record di sicurezza e ai costi competitivi”.
 
Fino a non molti anni fa la Cina doveva comprare dall’estero la tecnologia necessaria, mentre ora si pone come rivale di Paesi di antica tradizione nucleare come Russia, Francia, Giappone, Stati Uniti, Corea del Sud e Canada.
 
Secondo Tian la Cnnc, dopo 13 anni di sviluppo, nel 2010 ha creato un reattore che può generare un gigawatt di energia, sufficiente per le esigenze di 831mila cittadini cinesi. Il nuovo sistema ha un’efficienza maggiore almeno del 5% rispetto all’antenato francese, ha maggiori dispositivi di sicurezza e può lavorare per 60 anni.
 
La ditta entro due anni sarà in grado di costruire in modo autonomo impianti di “seconda generazione”. Nel frattempo è comunque già in grado di realizzare impianti, grazie a un accordo con la leader francese Areya che fornisce la tecnologia necessaria. La Cina punta soprattutto ai Paesi vicini interessati a espandere la produzione di energia nucleare, tra cui Vietnam, Thailandia, Malaysia, Singapore e Pakistan (per il quale ha già costruito due reattori da 0,3 Gw di energia ciascuno).
 
Intanto Pechino studia la tecnologia di “terza generazione” di Francia e Stati Uniti, molto migliori quanto a misure di sicurezza.
 
La posizione cinese contrasta con la paura del nucleare che si è diffusa dopo il disastro di Fukushima. Anche perché l’impianto giapponese danneggiato è appunto di seconda generazione e gli esperti hanno detto che un impianto di generazione successiva non avrebbe causato gli attuali problemi pure se colpito dallo tsunami. Comunque non sono incerti sull’uso dell’energia atomica, tra gli altri, l’India e i Paesi del sudest asiatico e del Medio Oriente, che cercano energia non inquinante ed economica. La Cina, dopo il disastro di Fukushima, ha ordinato maggiori controlli su tutti gli impianti, operativi e in costruzione.
 
Intanto Pechino vuole aumentare la propria produzione di energia tramite il nucleare, dai 10,8 Gw della fine 2010 a 70 Gw entro il 2020 Impianti per una capacità complessiva di 38 Gw sono già in costruzione o sono stati comunque approvati.
 
Xu Yuming, vice-segretario generale della China Nuclear Energy Association, dice che occorreranno investimenti per almeno 70 miliardi di yuan annui, per raggiungere l’obiettivo.
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