Impianti nucleari: la Cina non è in grado di garantirne la sicurezza
He Zuoxiu, primo scienziato nucleare cinese, mette in dubbio il futuro nucleare del Paese, che teme stia avvenendo a danno della sicurezza. E invita il governo a rivelare i dati su sicurezza degli impianti, costo del combustibile e della manutenzione.

Pechino (AsiaNews/agenzie) – La Cina “è davvero sottopreparata per il forte sviluppo nucleare che ha in programma, specie con riguardo alla sicurezza”: per esempio non sappiamo se può garantire adeguata sicurezza in caso di un forte terremoto. Il professore He Zuoxiu, maggior fisico teorico cinese, in un severo intervento controcorrente ammonisce Pechino sui rischi della scelta nucleare e sulla necessità di un serio ripensamento.

He è soprattutto critico  riguardo alla sicurezza, dopo che lo tsunami che a marzo ha colpito l’impianto nucleare di Fukushima in Giappone ha generato una gravissima crisi e ha mostrato l’insufficienza degli attuali standard di sicurezza. “Il livello di resistenza per un terremoto – concordano esperti – è ancora oggetto di un forte dibattito nell’industria, perché avrà un forte impatto sul costo dei futuri progetti nucleari”. Gli impianti nucleari giapponesi sono predisposti per resistere a un terremo di magnitudine 7, quelli sudcoreani di 6,5, ma Pechino non ha mai indicato il livello di resistenza dei suoi  impianti e He invita le autorità a “pubblicare” i dati per un controllo anche pubblico. Il problema è grave perché “costruire un impianto in grado di resistere a un terremoto di magnitudine 9, ne porterà i costi a livelli astronomici”, per cui teme che si facciano economie a scapito della sicurezza.

La Cina ha 14 reattori in  funzione, 26 in costruzione e ne programma altri 28, secondo i dati ufficiali della Associazione Nucleare Mondiale. Autorità ed esperti parlano sempre del progetto nucleare come un modo di avere energia a buon mercato e senza problemi, essenziale per lo sviluppo del Paese.

He, che ha contribuito allo sviluppo della bomba nucleare cinese, in un articolo su Science Times dice invece che l’attuale programma nucleare è un altro “Grande Balzo in Avanti” [la grande riforma agricola e industriale voluta dal leader Mao Zedong a fine anni ‘50, che in meno di 12 mesi mosse 900 milioni di contadini da coltivatori individuali a membri di fattorie collettive, ma che si risolse in un completo fallimento], intendendo un progetto teorico che non considera a sufficienza le questioni effettive. He ritiene che Pechino nemmeno abbia ben considerato problemi come gli elevati costi di manutenzione degli impianti, la tecnologia ancora non adeguata e la scarsità di combustibile nucleare rispetto al programmato sviluppo. Le autorità cinesi dicono che la Cina ha giacimenti di uranio per circa 2 milioni di tonnellate, ma He, basandosi su dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, dice che ne ha meno di 300mila tonnellate e ritiene che importare uranio sia più difficile che acquistare carbone e petrolio.

Egli osserva che c’è tutto il tempo per pensare meglio la scelta nucleare, anche considerato che ora il nucleare fornisce al Paese solo 9 gigawatt di energia, rispetto ai 200 Gw previsti per il 2030 e ai 400 Gw per il 2050 che saranno il 15% della produzione stimata per allora.

Esperti definiscono l’articolo di He “una vera onda d’urto”, capace di innescare un forte dibattito. La Cina ha sempre detto di voler privilegiare l’energia nucleare per coprire il crescente bisogno di energia, visto l’elevato costo e i gravi danni ambientali per gli impianti a carbone (che forniscono circa i due terzi dell’energia) e a petrolio. Ma dopo il disastro di Fukushima, He invita Pechino a rivedere con attenzione il problema, anche dal punto di vista della sicurezza. Anche la Cina ha molte zone sismiche e negli anni scorsi è stata colpita da disastrosi terremoti.
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