Preti vietnamiti eletti in parlamento, al seguito del Partito. La collera dei fedeli
di Nguyen Thanh
La Commissione elettorale ha fornito i risultati delle elezioni generali del 22 maggio. Due preti siederanno nell’Assemblea nazionale, altri cinque avranno incarichi a livello delle province. La decisione, contraria alle direttive dei vescovi, mina “la credibilità della Chiesa”. Giovani inferociti per il “grave scandalo”.
Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Sette sacerdoti vietnamiti sono stati eletti nell’Assemblea nazionale o nei Consigli provinciali, per i quali hanno presentato la candidatura alle Elezioni generali tenute il 22 maggio scorso. È quanto emerge dai risultati ufficiali diffusi oggi dalla Commissione elettorale nazionale del governo del Vietnam. Due i preti eletti in Parlamento, cui si aggiungono altri cinque a nominati a livello locale. Bocciata, invece, la candidatura di p. Phan Khac Tu di Ho Chi Minh City: durante la campagna elettorale egli aveva affermato di aver fabbricato bombe in una chiesa di Saigon, ai tempi della guerra in Vietnam. Dura la risposta dei cattolici – religiosi e laici – alla decisione di partecipare alla politica attiva di alcuni sacerdoti, che minerebbe nel profondo “la credibilità della Chiesa”.
 
A livello nazionale si registra l’elezione di p. Tran Manh Cuong, della diocesi di Ban Me Thout e p. Le Ngoc Hoan, della diocesi di Bui Chu, che occuperanno ciascuno un seggio nella 13ma Assemblea nazionale del Vietnam. Cinque i sacerdoti eletti nei Consigli provinciali: p. Do Quang Chi a Ho Chi Minh City e p. Phan Dinh Son a Can Tho, città nel sud del Paese. A questi si aggiungono p. Nguyen Van Vinh, p. Nguyen Van Hau e p. Hoang Thai Lan, rispettivamente delle diocesi di Nha Trang, Ba Ria e Vinh, che hanno mantenuto i loro seggi a Khanh Hoa, Ba Ria-Vung Tau e Quang Binh. Infine, altri 20 sacerdoti hanno ottenuto incarichi di rappresentanza a livello minore.
 
Tuttavia, non tutti i sacerdoti candidati alle elezioni hanno conquistato un posizione all’interno del Parlamento o nei Consigli. Oltre al caso di p. Phan Khac Tu (direttore di una rivista fondata nel 1975 e spesso critica nei confronti di Giovanni Paolo II e del Vaticano), si registra la sconfitta di p. Tran Van Qui a Hue grazie anche a una fortissima campagna di opposizione sferrata dai cattolici locali, contrari alle candidature dei sacerdoti. Altri ritengono che la mancata elezione sia invece dovuta alla “pianificazione pre-voto” messa in campo dal Partito comunista, che ha voluto premiare altri membri di primo piano.
 
La candidatura di preti alle recenti elezioni ha sollevato aspre polemiche in Vietnam. Gli oppositori ricordano che il Diritto canonico – articolo 285-3 – proibisce al clero di ricoprire cariche pubbliche o ruoli politici, se non in casi eccezionali e con deroghe speciali concesse dall’autorità ecclesiastica. In una lettera aperta ai vertici della Chiesa in Vietnam, molti sacerdoti fra cui p. Nguyen Van Ly – dissidente che ha trascorso oltre 15 anni in prigione – argomentano che l’adesione a componenti del partito comunista rientra fra le azioni vietate e chiedono ai vescovi provvedimenti disciplinari contro i sacerdoti colpevoli.
 
Nella polemica è intervenuto anche il card Jean Baptiste Pham Minh Man, arcivescovo di Ho Chi Minh City, che ha cercato (cfr AsiaNews 23/05/2011 Arcivescovo di Saigon: Il governo rispetti la libertà religiosa) di bloccare in tutti i modi la candidatura di p. Tu. Il sacerdote, tra l’altro, è anche vice-presidente del Comitato di solidarietà dei cattolici vietnamiti (Csvc), un organismo filo-regime che vuole creare una Chiesa separata da Roma sul modello di quella cinese. La decisione dell’arcivescovo di proibire al sacerdote la celebrazione dei sacramenti – osteggiata dai vertici comunisti, che hanno organizzato manifestazioni “spontanee” – non è però bastata per bloccarne la candidatura. Inoltre, p. Tu continua a celebrare i sacramenti incurante del monito del cardinale.
 
Degli oltre 2800 sacerdoti cattolici vietnamiti, alcune centinaia hanno aderito alla Csvc, che pur non avendo promosso una “scissione”, continua a creare problemi e ostacoli interni alla Chiesa. Tuttavia, nessun prete di Hanoi – capitale del Vietnam – si è candidato alle ultime elezioni.
 
Interpellato da AsiaNews in merito alla presenza di esponenti del clero cattolico nel governo partito comunista, p. Joseph Nguyen dell’arcidiocesi di Hanoi sottolinea che essa “non migliora affatto la condizione della Chiesa perché  essi “non hanno mai alzato la voce contro le repressioni e le evizione forzate di terreni”. Al contrario, quanto le violazioni alla libertà religiosa si sono aggravate – vedi le violenze fisiche contro sacerdoti che osavano sfidare il regime – i sacerdoti vicini al partito hanno invocato “punizioni più severe contro fratelli e sorelle”.
 
Lavorando a stretto contatto con i giovani, p. Joseph Tran aggiunge un altro aspetto molto importante: “La loro presenza – afferma ad AsiaNews – nelle organizzazioni comuniste ha minato nel profondo la credibilità della Chiesa e l’efficacia della sua missione”. Il sacerdote spiega che è difficile fa capire ai ragazzi la palese violazione al diritto canonico, i quali reagiscono “in modo vigoroso contro questo grave scandalo che investe la Chiesa del Vietnam”.
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