Servono preghiere e fondi per la canonizzazione di Joseph Vaz, "l’apostolo di Ceylon”
di Melani Manel Perera
La causa del beato p. Vaz (1651-1711) è a uno stadio “critico”. P. Vaz, beatificato da Giovanni Paolo II, ha dedicato gli ultimi 24 anni della sua vita alla missione in Sri Lanka, facendo pastorale di nascosto e casa per casa, quando ai sacerdoti era vietato vivere nel Paese.
Colombo (AsiaNews) – È “urgente e necessario” intensificare le preghiere e trovare i fondi per portare avanti la causa di canonizzazione del beato p. Joseph Vaz, “l’apostolo di Ceylon”. È l’appello di mons. Vianney Fernando, presidente del segretariato che si occupa della causa di canonizzazione del beato di origine indiana che ha dedicato gli ultimi 24 anni della sua vita alla missione in Sri Lanka. Nel 2010 la Chiesa dello Sri Lanka ha celebrato il 300mo anniversario della nascita di p. Joseph Vaz, beatificato nel 1995 da Giovanni Paolo II.

In un incontro al Lankarama di Borella (nella periferia di Colombo), mons. Fernando ha spiegato che il segretariato ha sottoposto i miracoli al postulatore generale, ma il processo di canonizzazione del beato è a uno stadio “critico”. Per questo motivo, egli ha detto che porterà la questione anche alla prossima riunione della Conferenza episcopale.

Noto come l’“apostolo di Ceylon”, beato p. Joseph Vaz è nato a Benaulim (Goa, India) nel 1651. Ordinato sacerdote nel 1676, p. Vaz ha iniziato la sua missione come arciprete a Canara (Karnataka) nel 1681. Nei primi anni della sua missione, rimase colpito dalle notizie sui cattolici di Ceylon (come si chiamava lo Sri Lanka). Sull’isola, al tempo colonia olandese, la presenza calvinista si faceva sentire in maniera forte e profonda, al punto che ai sacerdoti cattolici era proibito mettere piede nel Paese. Nel 1687 p. Vaz arriva in Sri Lanka, a Jaffna, travestito da mendicante per non essere imprigionato ed espulso.

Inizia così il suo apostolato nell’isola: indossando un grande rosario, il sacerdote va di porta in porta a cercare i cattolici, timorosi della persecuzione nei loro confronti fatta dai calvinisti. Nel 1692 il sacerdote si sposta a Kandy, capitale di un regno indipendente, che diventerà il vero centro della sua missione. Imprigionato al suo arrivo – perché sospettato di essere una spia portoghese (a Goa, dov’era nato, si parlava portoghese perché parte delle Indie portoghesi, ndr) –, impara il singalese e costruisce una cappella dedicata alla Vergine Maria. Dal 1696 p. Vaz è libero di muoversi sul territorio: un aneddoto vuole che con le sue preghiere, dopo aver eretto un altare al centro di Kandy, egli abbia fatto scatenare un nubifragio che ha posto fine al lungo periodo di siccità. La sua missione sull’isola è terminata alla sua morte, nel 1711: sebbene fosse molto debole, p. Vaz volle compiere un’ultima visita apostolica, ma al suo ritorno a Kandy fu stroncato da una febbre contratta durante il viaggio.
 
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