Tawakul Karman, premio Nobel per la pace 2011. La primavera araba delle donne yemenite
Con lei, hanno ricevuto il premio altre due donne: Ellen Johnson Sirleaf, prima presidente donna della Liberia e Leymah Gbowee, attivista per la pace, anch’essa liberiana. Karman, giornalista e attivista dei diritti umani, difende soprattutto le donne, la loro alfabetizzazione, il rifiuto del matrimonio da bambine, l’impegno della società. Ha rifiutato il velo islamico perché è solo “una pratica tradizionale” e non un precetto dell’islam.
Oslo (AsiaNews/Agenzie) - Il Comitato norvegese del Nobel, ha assegnato il premio per la pace a Tawakur Karman, una donna che combatte da anni per i diritti umani e soprattutto per i diritti della donna in Yemen. Il premio Nobel per la pace quest’anno è tutto al femminile. Oltre alla Karman, è stato attribuito ad altre due donne: Ellen Johnson Sirleaf, prima presidente donna della Liberia e Leymah Gbowee, attivista per la pace, anch’essa liberiana.

Tawakul Karman (v. foto), 32 anni, giornalista, è nota per aver fondato nel 2005 l’ong “Women Journalists Without Chains” (Wjwc), per promuovere la libertà di informazione e i diritti umani nel suo Paese. Dalla libertà di stampa il suo impegno si è sempre più allargato verso i diritti delle donne, dei bambini, la lotta alla corruzione e al cattivo governo.

Dal 2007, ogni martedì, lei e il suo gruppo manifestano di fronte alla sede del governo sulla piazza della Libertà a Sana’a. A causa delle manifestazioni e delle sue denunce anti-corruzione è stata spesso arrestata e poi rilasciata.

Dallo scoppio della primavera araba, le attività della Wjwc si sono intrecciate con le manifestazioni che chiedono più giustizia e l’allontanamento del presidente Ali Abdullah Saleh, bollato come un dittatore.

Ma l’impegno di Tawakul Karman si differenzia dalle manifestazioni antigovernative per due motivi: il primo è che lei è un’avvocata della non violenza. Nel suo ufficio sono esposti ritratti di Gandhi, Martin Luther King e Nelson Mandela. “Noi rifiutiamo la violenza – ha dichiarato – e sappiamo bene quanti problemi la violenza ha causato al nostro Paese”. Il secondo motivo è che l’attività di Karman è diretto anzitutto alla promozione della donna, in un Paese come lo Yemen, dove è radicato il maschilismo tribale e islamico.

Pur essendovi parlamentari donne, nel Paese non vi è una legge che fissi l’età minima delle ragazze per sposarsi, per cui vi sono matrimoni anche a 7-8 anni. Il 67% delle donne sono analfabete e nella povertà, sono loro a soffrire più di malnutrizione, perché le famiglie privilegiano i maschi nella distribuzione del cibo.

La sua ong sfida il costume tradizionale, frenando i matrimoni delle bambine, aprendo corsi di alfabetizzazione per ragazze e spingendole a reclamare i loro diritti in famiglia.

Dal 2004, Tawakul Karman ha deciso di non indossare più il velo islamico (il burqa) e chiede alle altre donne di sbarazzarsene. In un’intervista allo Yemen Post dello scorso anno, spiega: “Ho scoperto che indossare il velo non è utile per una donna che vuole lavorare come attivista e in pubblico. La gente ha bisogno di vederti, di incontrarti, di mettersi in relazione con te. Indossare il velo non è un precetto della mia religione [l’islam]; è una pratica tradizionale e così ho deciso di togliermelo”.

Per i suoi gesti coraggiosi, Tawakul Karman riceve spesso minacce di morte. La sua forza, ella dice, viene da suo padre, Abdul-Salam Karman, un politico che è stato anche ministro degli affari legali del parlamento, come pure da suo marito e dai suoi tre figli.

Nel marzo 2010 le è stato assegnato il premio internazionale “Donna del coraggio”.

“Le donne – ha detto - devono smettere di sentirsi un problema e divenire parte della soluzione. Siamo state emarginate per lungo tempo e questo è il momento per le donne di levarsi e divenire attive senza bisogno di chiedere permessi o accettazioni. Questa è l’unico modo per dare qualcosa alla nostra società e permettere allo Yemen di raggiungere le grandi potenzialità che esso ha”.
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