Congelato il debito estero ai paesi dello tsunami
Mercoledì il Club di Parigi discuterà la moratoria approvata dal G7. Il provvedimento farà "respirare" le nazioni debitrici solo per un mese e mezzo. Sempre più forti le richieste della cancellazione totale. Indonesia indebitata per l'80% del suo PIL.

Roma (AsiaNews) – Sempre più vicino l'ultimo passo per rendere effettiva la moratoria sul debito estero dei paesi colpiti dallo tsunami, mentre piovono critiche da chi chiede un annullamento e non un semplice congelamento del debito. Il Club di Parigi, che riunisce i paesi donatori, accetterà la moratoria già approvata dal G7 per la sospensione dei tassi d'interesse sul debito estero dei paesi colpiti dal maremoto del 26 dicembre. Lo ha reso noto il ministro delle finanze francese Herve Gaymard. Il Club di Parigi - un forum creato nel 1956 per fornire un resoconto della riprogrammazione del debito - si riunirà il 12 gennaio e discuterà il provvedimento, ma la decisione sembra già presa. "Abbiamo consultato i paesi membri – ha detto Gaymard – e sono d'accordo" sull'argomento. L'approvazione del Club di Parigi è necessaria perché la moratoria diventi effettiva. In questa prima fase si parlerà solo di 2 degli 11 paesi colpiti, Indonesia e Sri Lanka. Fonti vicine al Club di Parigi hanno avvertito che l'incontro di mercoledì prossimo, discuterà solo di un congelamento ma non di una totale cancellazione del debito.  Ulteriori provvedimenti, come una ristrutturazione o un annullamento del debito, di cui maggiore sostenitore è la Gran Bretagna, potrebbero arrivare in una "seconda fase".

Lo tsunami del 26 dicembre ha ucciso finora 156 mila persone lungo le coste dell'oceano Indiano, dall'Indonesia alla Somalia. I paesi asiatici colpiti hanno complessivamente un debito estero di circa 400 miliardi di dollari, di cui per gran parte deve rispondere l'Indonesia. Secondo le ultime stime della banca Mondiale le cifre per nazione sono:

Indonesia 132,2 miliardi di dollari;

India 104,4 miliardi di dollari;

Thailandia 59,2 miliardi di dollari;

Malaysia 48,6 miliardi di dollari;

Sri Lanka 9,6 miliardi di dollari;

Somalia 2,7 miliardi di dollari;

Seychelles 560 milioni di dollari;

Maldive 270 milioni di dollari.

Per Indonesia e Sri Lanka l'ammontare del debito è pari all'80% e il 59% del PIL.

Fonti del Tesoro britannico, che presiede i lavori del G7, hanno detto che la moratoria dovrebbe durare almeno 12 mesi e far risparmiare ai debitori circa 3 miliardi di dollari l'anno. Il World Development Movement (WDM), favorevole a un alleggerimento del debito, ha sottolineato che la cifra "coprirà solo un mese e mezzo" del pagamento del debito estero delle 5 nazioni più colpite dallo tsunami. Secondo stime del WDM, il costo annuale del debito estero di questi paesi è: Indonesia 13,7 miliardi di dollari; India 13 miliardi; Thailandia 17,9 miliardi; Sri Lanka 653 milioni; Maldive 20,8 miliardi.

In molti - non ultimo la Santa Sede - continuano a chiedere che le nazioni più sviluppate cancellino il debito ai paesi più poveri in modo da canalizzare lo stesso denaro in progetti sociali e per lo sviluppo. Il movimento Jubilee Debt Campaign and il WDM hanno detto che il provvedimento dei leader mondiali sulla moratoria è "ben accetto, ma inadeguato", in quanto i paesi colpiti hanno bisogno della cancellazione  del debito e non di un provvisorio "sollievo", anche in vista della lunga ricostruzione.

Analisti avvertono che i prossimi mesi potranno portare cambiamenti significativi. Il ministro del Tesoro britannico, Gordon Brown, ha posto l'eliminazione del debito ai paesi più poveri come uno degli obiettivi della doppia presidenza inglese di quest'anno al G8 e all'Unione europea.

Il Club di Parigi comprende Austria, Australia, Belgio, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Giappone, Olanda, Norvegia, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera e Stati Uniti. A novembre 2004 si accordò per cancellare l'80% del debito che l'Iraq aveva nei confronti dei suoi membri. Il G7 comprende Usa, Canada, Giappone, Francia, Italia, Gran Bretagna e Germania. (MA)

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