Anwar Ibrahim prosciolto dall’accusa di sodomia
Il verdetto al termine di un procedimento durato due anni. Per il giudice la prova del Dna fornita dal pm sarebbe “inattendibile”. Il politico, leader dell’opposizione malaysiana, accoglie con gioia e “sorpresa” la decisione del tribunale, ritenendo quasi sicura la condanna. Cinque feriti lievi per l’esplosione di tre ordigni nei pressi del palazzo di giustizia.
Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) – Il leader dell’opposizione malaysiana Anwar Ibrahim è stato prosciolto dall’accusa di sodomia, al termine di un processo durato due anni e un'intricata vicenda di accuse e prigionia che durava da 14 anni. Il giudice Zabidin Mohamad Diah ha spiegato che le prove del Dna fornite dal pubblico ministero sono “inattendibili” e ha archiviato il procedimento. Secondo i magistrati, egli aveva avuto rapporti omosessuali con un giovane aiutante e rischiava fino a 20 anni di galera, in caso di condanna. Tuttavia, la corte ha avanzato seri dubbi sull’attendibilità delle prove fornite dalla pubblica accusa, in particolare su possibili contaminazioni del Dna. Anwar, 64 anni, ha sempre respinto con forza i capi di imputazione, bollandole come espedienti del governo per eliminarlo dalla scena politica nazionale. In risposta, il capo dell’esecutivo afferma che il verdetto dei giudici testimonia l’indipendenza del sistema giuridico da qualsiasi influenza del potere politico.

Commentando la sentenza del tribunale, il leader dell’opposizione ha sottolineato: “Ringrazio Dio perché la giustizia ha infine prevalso. Sono stato scagionato. E, in tutta onestà, sono un po’ sorpreso [della decisione]”. Ieri, infatti, alla vigilia del verdetto Anwar Ibrahim aveva spiegato di sentirsi bene “a livello mentale” e di essere “psicologicamente preparato” per un verdetto di colpevolezza. Anche i principali analisti ed esperti di politica interna propendevano per una sentenza di colpevolezza, che invece non è arrivata. Parlando delle proprie condizioni fisiche, egli ha aggiunto che da 64enne “non sono così buone come quando ne avevo 50” e ha dovuto affrontare per la prima volta il carcere. Il verdetto giunge a un anno di distanza dalle elezioni politiche, in programma per il 2013, ma opinione diffusa che si arriverà al voto anticipato entro la fine di quest’anno.

Anwar Ibrahim è stato vice-premier fino al 1998, quando ha dovuto lasciare in seguito alle accuse di corruzione e sodomia, illegale in Malaysia anche fra adulti consenzienti. Imprigionato in concomitanza con la crisi dei mercati finanziari asiatici di fine millennio, egli ha trascorso sei anni in carcere. Rilasciato nel 2004, il leader dell’opposizione si è rituffato nella politica attiva e alle elezioni del 2008 ha conquistato consensi in una fetta consistente dell’elettorato, soprattutto fra i malaysiani di origine cinese e indiana. Egli infatti, pur avendo un passato di islamico integralista, ha sostenuto la battaglia dei cattolici sull’uso della parola “Allah” e promuove una campagna – opposta a quella governativa – che unisce la maggioranza malay alle minoranze etnico-religiose.

Centinaia di poliziotti e di agenti della sicurezza hanno pattugliato le strade della capitale, Kuala Lumpur, durante l’udienza in tribunale. All’esterno, migliaia di sostenitori di Anwar aspettavano con trepidazione la decisione dei giudici. Alla notizia del proscioglimento, i sostenitori – assieme alla famiglia, moglie e figlie – hanno lanciato grida di gioia e festeggiato in piazza. Intanto fonti della polizia riferiscono che nei pressi della Corte si sono verificate una serie di esplosioni – almeno tre, secondo le ultime notizie – che avrebbero causato almeno cinque feriti, ma le loro condizioni non desterebbero preoccupazioni. Gli ordini sarebbero stati piazzati all’interno di un parcheggio poco distante.
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