Pechino, bilancia commerciale in rosso: il peggior deficit da 22 anni
Il deficit di 31,5 miliardi di dollari Usa è quattro volte quello previsto. Lo yuan è stato deprezzato dello 0,5% in due mesi. Le importazioni di greggio e di minerali sono cresciuti per timore di un innalzamento dei prezzi internazionali. Si teme sempre la bolla speculativa per le proprietà. I prezzi delle case sono scesi del 25% dall'inizio dell'anno. Ma il prezzo per metro quadro è pari a cinque mesi di salario medio mensile.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - La bilancia commerciale cinese ha segnato in febbraio il peggior deficit da 22 anni. Il deficit è di 31,5 miliardi di dollari Usa ed è dovuto ad un innalzamento delle importazioni (+39,6%) e una ridotta crescita delle esportazione (+18,4%).  Il deficit è quattro volte quello previsto. Assieme ai dati della produzione industriale e delle vendite al dettaglio, anch'esse calate, mostrano che la Cina risente della crisi globale.

La Cina ha un'economia centrata sulle esportazioni, ma a causa della crisi, molti Paesi dell'Unione europea e gli Stati Uniti hanno diminuito le loro richieste. Secondo analisti per Pechino è giunto il momento di stimolare la domanda interna, migliorando i salari e il consumo domestico.

La settimana scorsa il premier Wen Jiabao ha lanciato la previsione che quest'anno il Pil cinese crescerà del 7,5%, il più basso dal 2004. Allo stesso tempo egli ha fissato un limite del 4% all'inflazione.  In realtà, l'inflazione, soprattutto per le cibarie, è molto più alta e raggiunge anche il 16-25%.

Nel tentativo di contrastare il deficit e migliorare le esportazioni, la Banca centrale di Cina ha abbassato il valore dello yuan, che sui mercati è stato svalutato dello 0,2%. Dall'inizio dell'anno la Cina ha permesso che il valore dello yuan scendesse dello 0,5%. Nel 2011 lo aveva accresciuto del 4,7.

Ad influenzare la bilancia commerciale cinese vi è anche la continua crescita del prezzo del petrolio che oggi ha raggiunto i125 dollari al barile. Per proteggersi da futuri innalzamenti del prezzo, molte compagnie cinesi stanno immagazzinando combustibili. Secondo i dati della settimana scorsa, la Cina ha incamerato circa 5,95 milioni di barili al giorno; anche le importazioni di rame e ferro sono aumentate.

Intanto molti economisti studiano la possibilità di una bolla speculativa nel campo delle proprietà. I dati di oggi mostrano un abbassamento del 25% dei prezzi delle case nei primi due mesi del 2012.  In tutti questi anni, grazie a prestiti e immissioni di liquidità da parte del governo, il mercato immobiliare si è accresciuto fino a squilibrarsi. Secondo l'economista Andy Xie, la Cina ha più case di quanto ne abbia bisogno. Già oggi l'area abitativa per persona, pur servendo 650 milioni di residenti urbani, è più alta di quella dell'Europa e del Giappone. Le proprietà costruire potrebbero dare casa ad altri 200 milioni di persone, pari all'incremento di 15 anni nella popolazione urbana. A Pechino e Shanghai il prezzo medio per metro quadro supera il valore di cinque mesi di un salario medio. Secondo calcoli di alcuni mesi fa, almeno il 50% delle nuove costruzioni è rimasto vuoto e invenduto. Per frenare la bolla speculativa, il governo ha imposto limiti ai presti delle banche e all'acquisto di seconde e terze case.

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