Patrioti vietnamiti ricordano i soldati “eroi”, morti nell’assalto cinese alle Spratly
di Paul N. Hung
Gruppi di giovani hanno organizzato manifestazioni e veglie di preghiera per celebrare le 64 guardie di confine uccise nel 1988. Storici e giuristi di Hanoi rivendicato il possesso vietnamita delle isole. Ma la contesa con Pechino resta aperta. Ricercatore ad AsiaNews: i governi comunisti guardino al bene del cittadino e non solo agli interessi economici.

Hai Phong (AsiaNews) - Nell'ultimo mese movimenti di giovani patrioti vietnamiti hanno organizzato una serie di celebrazioni per commemorare la morte di 64 soldati, che hanno sacrificato la propria vita per difendere le Spratly. Le isole del Mar cinese meridionale - insieme alle Paracel - sono al centro di una controversia che vede opposte la Cina e i Paesi dell'area del Sud-est asiatico, fra cui Vietnam e Filippine. Gli storici di Hanoi rivendicano il possesso delle isole "sin dal XVII° secolo"; tuttavia, un attacco della marina cinese fra il 17 e il 19 gennaio 1974 ha permesso la conquista - e il controllo - delle Paracel. Nel 1988 segue l'assalto alle Spratly, durante il quale le navi di Pechino aprono il fuoco uccidendo almeno le guardie di confine e occupando sette piccole porzioni di terraferma.

Negli ultimi mesi gruppi di patrioti vietnamiti, in modo più o meno aperto, hanno manifestato contro quello che viene definito "l'imperialismo cinese". Ora la protesta tocca la città di Ha Long, nella provincia di settentrionale di Quảng Ninh, dove alcuni manifestanti hanno lanciato petali di fiori e acceso candele a ricordo dei 64 "eroi". E a breve una piccola delegazioni di monaci buddisti è pronta a trasferirsi sulle isole a pregare per le anime dei "defunti soldati vietnamiti, uccisi per mano della marina cinese".

Intanto continuano le discussioni sul possesso delle isole: il presidente dell'Istituto per gli studi legali dell'Assemblea nazionale vietnamita afferma che "la questione della sovranità del Vietnam sulle isole è il problema immediato e, al contempo, una strategia di lungo periodo da perseguire". Un esperto di relazioni internazionali di Hanoi suggerisce invece "colloqui franchi" con Pechino, in cui viene ribadita la sovranità sulla Paracel. E aggiunge: "ogni nazione deve rispettare il diritto internazionale marittimo" e le Paracel "sono del Vietnam": la Cina "prima o poi deve restituirle".

A livello di governi, i vertici comunisti di Hanoi e Pechino hanno intavolato una serie di discussioni sui confini, le terre e le isole. Tuttavia, avverte un ricercatore nella capitale vietnamita interpellato da AsiaNews, il partito deve modificare "i meccanismi di gestione" del potere e riformare "la scuola, le politiche sociali e [dare] una vera libertà religiosa" per riconquistare la fiducia della gente. In particolare, aggiunge lo storico, "è centrale il rispetto dell'essere umano" e la tutela dei suoi diritti, fra cui quello della proprietà personale. Se i governi guardano solo al commercio e all'economia - in particolare le superpotenze come Pechino - saranno solo fonte di "sofferenze per il popolo" e "si sentiranno legittimati a invadere nazioni vicine".

In passato le manifestazioni dei patrioti vietnamiti hanno rappresentato anche una critica aperta verso il governo di Hanoi, per l'atteggiamento "accondiscendente" mostrato nei confronti di Pechino. Nel 2011 a più riprese attivisti, intellettuali e membri della società civile sono scesi in piazza intonando slogan e brandendo cartelli e manifesti (nella foto). Tuttavia, il regime comunista ha represso con la forza le dimostrazioni, compiendo arresti e perquisizioni in abitazioni private (cfr. AsiaNews 22/08/2011 Mar cinese meridionale: Hanoi contro le proteste, arrestati 50 manifestanti anticinesi).

Fra le nazioni della regione Asia-Pacifico, la Cina è quella che avanza le maggiori rivendicazioni in materia di confini marittimi nel mar Cinese meridionale. Le isole Spratly e Paracel, disabitate, sono assai ricche di risorse e materie prime. L'egemonia nell'area riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale. A contendere le mire espansionistiche di Pechino vi sono il Vietnam, le Filippine, la Malaysia, il sultanato del Brunei e Taiwan, cui si uniscono la difesa degli interessi strategici degli Stati Uniti nell'area. Filippine e Giappone in primis, ma anche Vietnam potrebbero diventare preziosi alleati in uno scenario di conflitto aperto nella regione Asia-Pacifico, dove negli ultimi mesi si sono registrati numerosi "incidenti" fra navi - militari o imbarcazioni di pescatori - battenti bandiere diverse.

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