Nepal al centro del traffico internazionale di droga
di Kalpit Parajuli
Le tradizioni indù e la crisi economica fra le principali cause del fenomeno. Attivisti anti-droga accusano le autorità di minimizzare il fenomeno. Esse sono troppo tolleranti con il consumo e l'acquisto di stupefacenti legato ai festival religiosi indù.

Kathmandu (AsiaNews) - La crisi economica e politica e le tradizioni indù fanno crescere il traffico illegale di droga verso India, Cina, Paesi arabi, Europa e America. Secondo un documento della polizia nepalese, nel 2011 migliaia di disoccupati e poveri si sono trasformati in corrieri della droga per sfamare le proprie famiglie. Spesso i trafficanti utilizzano donne e bambini per trasportare i carichi oltre confine. Ad aumentare la libera circolazione degli stupefacenti sono soprattutto le tradizioni indù. In occasione della Giornata mondiale contro la droga, celebrata lo scorso 26 giugno, diversi attivisti hanno accusato il governo di essere succube delle autorità religiose e di non applicare le leggi contro il consumo di droghe vigenti nel Paese.  

Per i devoti di Shiva è normale il consumo di hashish, marijuana e datura (fiore allucinogeno considerata la droga preferita dal dio). Tale pratica raggiunge il suo apice in febbraio durante il Mahashivaratri, una delle più importanti festività del calendario indù, che raccoglie ogni anno migliaia di fedeli nei vari santuari dedicati a Shiva. Per l'occasione i luoghi di culto si trasformano in veri propri aree di spaccio di sostanze stupefacenti. Incuranti dei divieti, trafficanti e santoni indù vendono la propria merce ad adulti e adolescenti.     

Secondo gli attivisti, i leader indù hanno ancora una grande influenza sul governo e questo nonostante la proclamazione dello Stato laico nel 2007. Le autorità non applicano la legge contro i santoni indù per evitare rivolte e tensioni. Esse sostengono che lo spaccio di droga si limiti al puro utilizzo personale per scopi religiosi. Tuttavia per gli attivisti, diversi santoni sarebbero coinvolti nel traffico internazionale di stupefacenti.

Dhiraj Pratap Singh, portavoce della polizia di Kathmandu, giustifica l'inattività delle forze dell'ordine e sottolinea che "a nessuno è permesso il consumo di sostanze stupefacenti in pubblico, ma i saggi indù lo fanno di nascosto. Questo è il loro stile di vita, loro imitano il dio Shiva. A volte abbiamo difficoltà a distinguere fra fumo di hashish e  sigarette".

Pur essendo un modesto produttore di hashish, oppio e marijuana, per la sua posizione geografica il Nepal è una delle mete preferite dai trafficanti di droga internazionali. Durante la guerra civile il trasporto di sostanze stupefacenti da un confine all'altro del Paese è stato una della maggiori risorse dei ribelli maoisti. Le principali aree di produzione si trovano nella regione del Terai (Nepal del Sud) e coinvolgono migliaia di persone.

Una ricerca del governo sostiene che nel Paese risiedono circa 46mila tossico dipendenti. Di questi oltre 17mila si trovano nella valle di Kathmandu. I dati del però non tengono conto dei consumatori abituali di cannabis e oppio. Secondo una stima di Narconon, associazione internazionale contro la droga, vi sono circa 150mila tossico dipendenti nel Paese, di questi il 64% ha meno di 30 anni.

 

 

 

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