Kathmandu, presidente e funzionari Onu condannano l’attacco alle scuole private
di Kalpit Parajuli
Ram Baran Yadav è “preoccupato” per il futuro degli studenti e lancia un appello al governo perché sia garante della “sicurezza”. Timori condivisi da rappresentanti delle Nazioni Unite, secondo cui è necessario rispettare la convenzione in base alla quale le scuole sono “zone di pace”. Il contributo dei cattolici all’istruzione del Paese.

Kathmandu (AsiaNews) - Il presidente del Nepal Ram Baran Yadav e personalità di primo piano, fra cui alti diplomatici delle Nazioni Unite e rappresentanti delle istituzioni, condannano con forza i recenti attacchi contro le scuole private gestite da stranieri sparse per il Paese (cfr. AsiaNews 18/07/2012 Maoisti e nazionalisti attaccano decine di scuole private gestite da Paesi stranieri). Il Capo di Stato segue con molta attenzione la vicenda e, in una nota diffusa nella serata di ieri, ha voluto esprimere tutto il dispiacere per le violenze innescate da movimenti giovanili, legati a partiti politici di stampo nazionalista. Al suo appello si sono uniti alti funzionari di Onu, Unicef e Unesco in Nepal, che chiedono il rispetto della convenzione che considera le scuole "zone di pace" (Szop) e di assicurare ai bambini un'educazione adeguata, in un contesto "alieno da violenze".

Secondo il servizio in lingua nepalese della Bbc, il presidente Yadav "è molto preoccupato per gli attacchi" e si rivolge al Primo Ministro e al ministro degli Interni perché "garantiscano la sicurezza dei bambini e il loro futuro in classe". Analoghe preoccupazioni arrivano dai rappresentanti delle Nazioni Unite, che in un comunicato affermano che gli assalti agli istituti "mettono in pericolo le vite dei bambini e compromettono il loro diritto allo studio".

I leader politici e istituzionali in Nepal biasimano i roghi e gli atti vandalici contro i bus scolastici, che violano il trattato che tutela gli istituti come aree di pace (Szop). "Atti di questo tipo - prosegue il comunicato - vanno contro i principi di base dei diritti dei bambini all'educazione, in un ambiente sicuro e libero dalla paura". Mana Prasad Wagle, psicologo ed esperto di educazione, aggiunge che gli attacchi "traumatizzano gli studenti e il settore dell'educazione non riesce a svilupparsi". 

In Nepal il tasso di alfabetizzazione è del 53% e gran parte del sistema scolastico si regge proprio sulle scuole private, dove studiano quasi la metà dei giovani nepalesi; esse sono le uniche in grado di garantire un buon livello di preparazione agli studenti. Fra gli istituti privati, inoltre, una fetta significativa è gestita da cristiani cattolici che, attraverso i gesuiti, sono responsabili di 33 istituti fra primarie, secondarie e università e contribuiscono in maniera decisiva allo sviluppo dell'educazione nella nazione himalayana.

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