Scandalo del carbone, primo ministro indiano (forse) vicino alle dimissioni
Manmohan Singh è atteso oggi in Parlamento, ma il Bharatiya Janata Party (Bjp, partito dell’opposizione) è deciso a non farlo entrare. Il premier deve chiarire le accuse nel “Coalgate”, scandalo degli appalti truccati nelle miniere di carbone tra il 2005-2009, quando egli era ministro del Carbone. Opposizione e parte della popolazione ne chiedono le dimissioni.

Mumbai (AsiaNews/Agenzie) - Manmohan Singh, primo ministro indiano, parlerà oggi in Parlamento per chiarire il suo ruolo nel "Coalgate", lo scandalo degli appalti truccati delle miniere di carbone che rischia di costargli le dimissioni. Il premier forse non riuscirà nemmeno a entrare alle Camere: da una settimana infatti, il Bharatiya Janata Party (Bjp), partito leader dell'opposizione, ha bloccato ogni attività parlamentare, chiedendo le dimissioni Singh. Ieri, a New Delhi, la polizia ha disperso centinaia di manifestanti, mentre tentavano di raggiungere la residenza di Singh.

Il "Coalgate" è esploso con la pubblicazione di un rapporto governativo, nel quale si stabilisce che, l'India ha perso 33 miliardi di dollari a causa della vendita di appalti truccati per 57 miniere di carbone. I fatti contestati risalirebbero al periodo 2005-2009, anni in cui Manmohan Singh era ministro del Carbone. Sebbene l'autore del rapporto abbia esonerato il premier da ogni responsabilità, il Bjp ne chiede le dimissioni. Il 29 maggio scorso, alla diffusione dei primi dati dell'inchiesta, lo stesso Singh si era detto "dispoibile a ritirarsi dai suoi incarichi pubblici, se trovato colpevole".

L'India è uno dei più grandi produttori di carbone al mondo, e proprio per questo i giornali locali definiscono questo scandalo "la madre di tutti gli imbrogli". In questi giorni, il premier ha dichiarato di "poter dare risposte esaustive a tutti gli interrogativi posti dal rapporto". Tuttavia, il "Coalgate" rischia di far crollare in modo definitivo la credibilità del Congress (primo partito di governo). Da mesi fiaccato da scandali sulla corruzione, con l'elezione del suo candidato Pranab Mukherjee a nuovo presidente dell'India il partito aveva tirato un sospiro di sollievo, in attesa delle elezioni generali del 2014. 

 

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