Laotiani e ambientalisti contro Vientiane, che “presta” otto elefanti al Giappone
I pachidermi destinati a zoo e parchi naturali, secondo un accordo triennale fra i due governi. Uno degli esemplari vivrà in un’area poco distante dal disastro nucleare di Fukushima. Un tempo nazione dal “milione” di elefanti, oggi il Laos conta circa 900 esemplari. Fra le ragioni della progressiva estinzione il commercio illegale di avorio.

Vientiane (AsiaNews/Agenzie) - Cittadini e gruppi ambientalisti hanno promosso una protesta contro il governo del Laos, che intende "prestare" al Giappone otto elefanti destinati a zoo e parchi naturali del Paese, fra cui uno poco distante dalla zona contaminata dall'incidente nucleare di Fukushima. Un tempo conosciuto come "la nazione del milione di elefanti", oggi lo Stato del Sud-est asiatico annovera sul proprio territorio poco meno di un migliaio di pachidermi (circa 900 secondo stime ufficiali). Per questo la presenza dei mammiferi e la loro salvaguardia, già minacciata dalla distruzione dell'ecosistema ambientale e dal bracconaggio, è diventata ancor più urgente per scongiurare il pericolo di estinzione.

Vientiane ha raggiunto un accordo triennale con Tokyo, in base al quale gli elefanti - originari delle foreste della provincia settentrionale di Xayaburi - verranno consegnati a otto diverse zoo nipponici. Desta particolare scalpore il fatto che uno di loro è destinato a un parco naturale, poco lontano dalla zona contaminata dall'incidente atomico del marzo 2011 e ancora oggi area off-limits.

Attivisti del World Wide Fund (Wwf) in Laos riferiscono che molti degli abitanti dediti alla cura dei pachidermi sono "infelici e contrariati". In questo modo, sottolineano, il Paese perde "un tesoro nazionale" di enorme valore, messo già in crisi in passato dai continui commerci con la Cina.

Se a Vientiane mantengono bocche cucite e nessuno vuole commentare la decisione, scienziati ed ambientalisti puntano il dito pure contro il Giappone, colpevole di prelevare elefanti proprio dal Laos. Un esperto australiano rivela che Thailandia, Sri Lanka e India, tutte nazioni firmatarie della convenzione Cites - che regola il commercio delle specie protette e a rischio - "hanno migliaia di elefanti in più rispetto al Laos" e sarebbero per questo "molto più indicate" come interlocutrici per accordi di cooperazione.

Il Laos, infatti, "non si può permettere" di perdere altri esemplari, già martoriati dalla guerra in Vietnam, dal degrado delle foreste, dagli scontri con l'uomo e dalla tratta indiscriminata a scopo di lucro. Da uno studio recente emerge che il Paese è diventato uno "snodo" internazionale per il commercio illegale di avorio, ricavato proprio dalle zanne di elefante. In alcuni negozi, concentrati nella capitale e presi di mira soprattutto da turisti stranieri, sono stati rinvenuti almeno 2.493 manufatti in avorio; un aumento esponenziale rispetto al 2002, quanto su banconi e bancarelle era possibile scovare non più di un centinaio di oggetti. 

 

 

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