L'ospedale cattolico "luogo privilegiato di evangelizzazione", anche nel Primo mondo
Presentata la prossima conferenza internazionale del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, alla quale prenderanno parte persone di 60 Paesi di tutto il mondo. Strutture tra loro simili, dalle problematiche molto diversificate secondo la realtà d'appartenenza, ma unificate dal rapporto paziente-operatore sanitario, l'appartenenza alla Chiesa cattolica universale, la necessaria adesione ai suoi principi ed insegnamenti.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Gli ospedali "luoghi privilegiati di evangelizzazione", oltre che di cura del malato, non solo nelle terre di missione, ma anche nei Paesi industrializzati. Si muoverà in quest'ottica la XXVII conferenza internazionale del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari (per la Pastorale della salute), in programma dal 15 al 17 novembre in Vaticano, presentata questa mattina.

In questo Anno della fede, la conferenza avrà per tema "L'Ospedale, luogo di evangelizzazione: missione umana e spirituale". L'incontro, ha detto mons. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio consiglio, vedrà la significativa partecipazione di oltre 600 persone di 60 Paesi dei cinque continenti, dall'Angola allo Zimbabwe, dagli Stati Uniti all'Australia, dalla Germania a Taiwan.

"Strutture - ha evidenziato mons. Zimowski - tra loro simili ma dalle problematiche molto diversificate secondo la realtà d'appartenenza. Nei Paesi industrializzati, oltre alla grave congiuntura economico-finanziaria che ha attanagliato numerose nazioni portando a riconsiderare anche in modo drastico i servizi sanitari, si devono fronteggiare gravi sfide a partire da quelle della salvaguardia dell'identità degli ospedali e degli altri presìdi sanitari cattolici e del mantenimento del loro specifico ruolo di "sussidiarietà". Ciò senza assolutamente mettere in secondo piano questioni fondamentali quali: l'assoluto rispetto della vita dal concepimento alla sua fine naturale; l'umanizzazione delle cure, cioè del dovuto pieno rispetto verso la persona malata, della sua identità e del suo vissuto; le cure palliative e così via".

"D'altro lato, nella maggior parte dei Paesi economicamente svantaggiati, permane una grave carenza persino nella possibilità di accesso alle cure di base e spesso le persone muoiono per la mancanza di farmaci del costo di appena qualche dollaro, come nel caso delle terapie antimalariche. Mancano inoltre le strumentazioni diagnostiche di base e la possibilità di farle funzionare, un'auspicabile formazione specialistica del personale sanitario, impedita in primo luogo dalla mancanza di possibilità, generalmente economica, di approfondire quanto studiato. Il poco a disposizione di tali nosocomi attivi nelle regioni più povere, desidero sottolinearlo, viene utilizzato in favore della popolazione e senza distinzioni basate su fede od appartenenza etnica, come la Parola, gli insegnamenti della Chiesa e lo spirito e la Storia delle missioni insegnano".

A unire i grandi policlinici metropolitani e i piccoli ospedali rurali "il rapporto paziente-operatore sanitario" e "l'appartenenza alla Chiesa cattolica universale, la necessaria adesione ai suoi principi ed insegnamenti".

In gioco, ha sostenuto mons. Jean-Marie Mupendawatu, segretario del medesimo Pontificio consiglio c'è quella "Cultura della salute" che "nel nostro tempo copre un insieme sempre più vasto di problemi sia individuali che sociali".

 "I problemi chiamati in causa da questo principio sono molteplici e attendono alla vita umana, dal primo concepimento fino al suo naturale tramonto (questioni relative all'aborto, alla limitazione delle nascita, alla diagnosi prenatale, al rispetto della vita nei portatori di handicaps, alla terza età, alla fecondazione artificiale, ai trapianti delle cellule...), conoscono soluzioni persino aberranti quando venga a mancare l'irrinunciabile orientamento etico". Al quale si devono anche, secondo mons. Mupendawatu, "le più gravi carenze, che si registrano anche nelle varie politiche sanitarie del mondo e nelle relative riforme sanitarie".

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