Il Cairo, musulmani, cristiani, laici e donne velate manifestano per la democrazia
Centinaia di migliaia di persone in piazza Tahrir e davanti al palazzo presidenziale hanno manifestato contro il referendum costituzionale del 15 dicembre. Il fronte islamista perde consensi. I movimenti liberali la vera voce dell'Egitto.

Il Cairo (AsiaNews) - Centinaia di migliaia di persone, musulmani, cristiani, donne completamente velate, leader religiosi, sono scesi in piazza contro il presidente Mohamed Morsi e la neonata "dittatura" islamista. André Azzam, giornalista egiziano, afferma ad AsiaNews che "Con le manifestazioni la popolazione egiziana vuole gridare a tutto il mondo il suo si alla democrazia e a un cambiamento reale del Paese".

Fino a notte inoltrata pacifiche sono state organizzate in cinque diverse parti del Cairo, fra tutte il palazzo presidenziale (nel quartiere di Heliopolis) e piazza Tahrir, e nelle città di Alessandria e Assiut. Nel quartiere di Heliopolis, sede della presidenza, i manifestanti hanno scavalcato le barriere costruite dall'esercito per impedire l'accesso all'area. In contemporanea i movimenti islamici vicini al presidente Morsi, hanno organizzato due grandi manifestazioni davanti alla  moschee di Rabaa Al-Adawiy - a pochi chilometri da Heliopolis - e di al Nour, nel quartiere di Abbaseya. Nonostante la paura di un confronto fra i due schieramenti non sono avvenuti scontri. Salafiti e altri movimenti estremiti islamici hanno organzizato sit-in e dimostrazioni davanti alla sedi della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e nello Smart Village (Giza), edificio che ospita alcune TV satellitari vicine all'opposizione democratica. Qui i salafiti hanno minacciato di "purificare" il luogo, perché sede di attività non conformi alle leggi islamiche. Per oggi è previsto un incontro fra i leader dell'opposizione e alcuni membri del governo per giungere a un accordo sul referendum. Principale promotore dell'iniziativa è Abdel Fattah al-Sisi, ministro della Difesa.  

Secondo Azzam, gli islamisti sono usciti in parte sconfitti dal confronto con l'opposizione. Essi hanno raccolto "solo alcune migliaia di persone", rispetto "ai milioni" millantati nei giorni scorsi. "Il fronte guidato dai Fratelli musulmani non rappresenta più la maggioranza degli egiziani - spiega il giornalista - il vero Egitto è quello che ha manifestato a Tahrir e davanti al palazzo presidenziale, dove tutto è avvenuto in modo spontaneo, senza costrizioni o indicazioni di capi popolo".

Per il giornalista "la situazione è tesa e imprevedibile". Il comportamento del presidente Morsi e dei del governo dei Fratelli musulmani ha causato danni non solo sul piano politico, ma anche su quello sociale. Egli ha obbligato la popolazione ad assistere a una progressiva islamizzazione delle istituzioni, alla scrittura di una Costituzione non rappresentativa della società e al disfacimento della già povera economia locale, che risente della "schizzo-freniche" decisioni dell'establishment islamista.

"L'8 luglio scorso - afferma Azzam - Morsi ha fatto riunire il parlamento annullato dalla Corte costituzionale per poi scioglierlo poche ore dopo, solo per testare l'opinione pubblica. In novembre ha varato le famigerate leggi con cui si è attribuito temporanei pieni poteri, ma in seguito ha dichiarato che le avrebbe cancellate poco dopo. Ma nulla di ciò è accaduto. Lo scorso 10 dicembre, a sorpresa, ha fatto approvare un provvedimento per alzare le tasse su benzina, gas e tabacchi. Temendo un'insurrezione generale il presidente ha ancora una volta fatto un finto passo indietro assicurando la nullità del decreto. Esso è stato però confermato dal governo, che ha di fatto contraddetto il suo leader. Come altre leggi anche il temuto aumento delle tasse verrà solo posticipato". (S.C.)    

 

 

 

 

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