Cristiani, indù e sikh per una riforma elettorale che li rappresenti di più
di Shafique Khokhar
Le minoranze domandano una modifica della legge, con il passaggio dal sistema “congiunto” al “doppio voto”. L’attuale norma non incentiva la partecipazione ed esclude di fatto i non musulmani dalla vita politica. Attivista cristiana chiede anche “quote rosa” per donne delle minoranze religiose.

Faisalabad (AsiaNews) - Una riforma del sistema elettorale, che permetta maggiore rappresentatività alle minoranze religiose in Pakistan, secondo il principio della parità dei diritti sancito dal fondatore Ali Jinnah. È quanto chiedono esponenti cristiani, indù, bihai in previsione delle prossime elezioni generali 2013, in programma fra aprile e maggio. Per i promotori della riforma, il governo - prima di andare alle urne - dovrebbe modificare la legge cancellando l'attuale "sistema elettorale congiunto" a favore del sistema con "voto doppio". A questo si  aggiunge la richiesta ai partiti di maggior sostegno verso candidati provenienti dalle minoranze alle Assemblee nazionali e provinciali, oltre che l'ingresso di donne "non musulmane" nei seggi riservati alle quote rosa, mettendo al bando "ogni forma di discriminazione".

Il 25 febbraio scorso a Faisalabad, nel Punjab, si è tenuto un forum pubblico sul tema "Elezioni 2013 e Riserve delle minoranze", al quale hanno partecipato circa 250 persone provenienti da diverse comunità religiose, oltre che sacerdoti, catechisti, politici e membri della società civile. Al centro del dibattito la legge elettorale, dal sistema "separato" in vigore in passato fino all'attuale sistema "congiunto", fonte di scontento e insoddisfazione; per questo si è creato un fronte univoco, che preme per l'approvazione del "Dual Voting Electoral System", che consentirebbe maggiore partecipazione.

Nel 2002 l'ex presidente Musharraf ha introdotto il "sistema elettorale congiunto", che permette ai non islamici di votare anche i candidati islamici delle rispettive circoscrizioni. Esso non permette però a cristiani, indù, sikh, etc potere di decisione in merito ai seggi riservati alle minoranze, facendo venire meno la teorica parità di diritti, nell'accesso alle Assemblee (camera bassa e senato). Questa scarsa rappresentatività ha di fatto relegato ai margini la componente politica non musulmana in seno al Parlamento nazionale e nelle diverse province. Il voto "doppio" appare quindi per molti leader la soluzione migliore per garantire una maggiore presenza, rafforzando anche il modello di nazione "multiculturale" tracciato dal padre fondatore Qaid-e-Azam.

Naveed Walter, presidente di Human Rights Focus Pakistan (Hrfp), spiega che col sistema elettorale separato "votavamo solo per persone della nostra stessa religione" e questo fatto "ci allontanava dal centro attivo della politica"; ora invece "possiamo votare solo per musulmani e questo porta [i cristiani] a disinteressarsi di politica". E un pugno di seggi, aggiunge, non servono certo a "dare maggiori diritti politici" per questo è necessario introdurre il "doppio voto" per l'elezione "diretta" dei rappresentanti. L'ex parlamentare George Clement auspica "uno sforzo collettivo" per la riforma di "tutte le pratiche discriminatorie" contro le minoranze, fra cui la legge elettorale. Infine l'attivista cristiana Rehana Yasmeen chiede "seggi riservati per donne appartenenti alle minoranze religiose", per una vera parità dei diritti.

 

 

 

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