Patriarcato di Mosca: allarmante la situazione cristiani ad Aleppo e in tutta la Siria
di Nina Achmatova
Una nota del dipartimento delle relazioni esterne della Chiesa russo-ortodossa riporta la testimonianza dell’arcidiocesi ortodossa di Aleppo: la città distrutta al 20%, difficili le forniture di acqua ed elettricità, mentre i cristiani scappano in Libano o all’estero. L’impegno del metropolita di Aleppo e Alessandretta per le famiglie bisognose e l’appello alla preghiera.

Mosca (AsiaNews) - "Notizie allarmanti" dalle diocesi della Chiesa ortodossa di Antiochia dicono che la situazione delle minoranze religiose in Siria sta diventando "sempre più minacciosa, a causa dell'escalation del confronto militare nel Paese". A lanciare l'allarme è il dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Moca, che in una recente nota pubblicata sul suo sito internet riporta alcune testimonianze dal Paese mediorientale, tormentato da due anni di conflitto tra forze governative e ribelli. 

Il consiglio diocesano dell'arcidiocesi di Aleppo, ad esempio, ha denunciato che il 20% della città è stata distrutta, mentre l'80% delle infrastrutture risultano danneggiate, cosa che crea problemi seri alle forniture di elettricità e acqua potabile. "Aleppo è stata bloccata per sette mesi - ricorda il Patriarcato - a causa degli scontri nel nord della Siria. La vita normale è stata distrutta, la gente ha perso il lavoro, i negozi e il 90% delle scuole sono stati chiusi. I beni di prima necessità in città sono aumentati di prezzo di cinque-sei volte rispetto al normale a causa dei blackout energetici e del blocco economico".

"La minoranza cristiana - aggiunge la nota del Dipartimento sinodale - alza la sua voce per la pace nel Paese e fa appello alle parti in lotta perché si siedano al tavolo dei negoziati". "La maggior parte dei cristiani - si legge - ha già lasciato Aleppo per dirigersi in altre città siriane o del Libano, altri ancora sono partiti per l'Europa o il Nord America, mentre le famiglie povere rimangono in città. Molte delle loro case ed edifici pubblici, compresa la vecchia cattedrale, sono stati distrutti".

Il Patriarcato, poi, spiega che il metropolita Paolo di Aleppo e Alessandetta si sta occupando del sostegno alle famiglie bisognose, che necessitano di riparare la propria abitazione, di cure mediche, cibo e vestiti. Insieme a lui, anche il Consiglio diocesano ha espresso "sincera gratitudine" a tutti quelli che "stanno dando aiuto materiale e spirituale all'arcidiocesi in questo momento drammatico". La nota del dipartimento sinodale riferisce che i cristiani ortodossi di Aleppo stanno offrendo le loro preghiere "per la cessazione di tutte le forme di violenza, per l'inizio dei negoziati tra le parti e per il ristabilimento della pace". Di recente anche il Santo Concilio dei vescovi della chiesa russo-ortodossa (riunitosi dal 2 al 5 febbraio scorso) aveva espresso "profonda preoccupazione" per l'aggravarsi della situazione dei cristiani in Medio Oriente e Nord Africa.

La preoccupazione per la difesa dei cristiani in Medio Oriente è un tema e una sfida comune per la Chiesa ortodossa e quella cattolica. Nella sua recente visita a Mosca, il patriarca maronita di Antiochia e di tutto l'Oriente, il card. Bechara Rai, ha sottolineato che i cristiani "non vogliono essere chiamati minoranza, perché vivono in questa terra da duemila anni". "Non siamo solo un gruppo di persone trasferite da qualcun altro in Oriente - ha ammonito - noi veniamo dall'Oriente e siamo qui da 600 anni prima dell'islam". "Continueremo il nostro lavoro con la Chiesa russa e le altre Chiese e governi amici - ha assicurato il cardinale, nel suo incontro col Pariarca Kirill - per affermare il diritto dei cristiani alla cittadinanza in questa regione. Siamo cittadini e difenderemo i nostri diritti". 

 

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