Sabah: il premier malaysiano respinge il cessate il fuoco del “sultano” filippino
Da Manila, Jamalul Kiram III chiede una tregua e assicura che i miliziani “non prenderanno alcuna iniziativa”. Najib Razak gela la controparte: nessun accordo senza la “resa incondizionata”. Appello del segretario generale delle Nazioni Unite per la fine delle violenze. Ad oggi almeno 40 morti, timori per la sicurezza dei civili.

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) - È ancora alta la tensione nello Stato di Sabah, nel Borneo malaysiano settentrionale, teatro di violenti scontri fra guerriglieri filippini e l'esercito di Kuala Lumpur. Dalla sua base di Manila, Jamalul Kiram III, auto-proclamatosi "sultano filippino" e guida del movimento combattente "Esercito reale del sultanato di Sulu" ha assicurato che i miliziani "non prenderanno più alcuna iniziativa". Sull'isola rimangono ancora fra i 100 e i 300 membri del gruppo combattente, ma "resteranno dove sono e non daranno vita a nuove operazioni" di guerriglia. La risposta del Primo Ministro Najib Razak è però gelida: nessun cessate il fuoco, se non  preceduto da una "resa incondizionata". I nuovo sviluppi giungono all'indomani di una massiccia offensiva dell'esercito malaysiano, che pare aver inferto un duro colpo all'attività dei miliziani.

Sulle violenze era intervenuto ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, invocando l'immediato cessate il fuoco e l'apertura di un dialogo fra le parti. Ban Ki-moon è "preoccupato per le conseguenze sulla popolazione civile", in particolare per i moltissimi "lavoratori migranti nella regione".

Sono circa 800mila i migranti filippini che vivono a Sabah, il secondo Stato della Malaysia per grandezza territoriale e composto da 3,1 milioni di abitanti. Nel solo distretto di Tawau, dove si sono concentrati i combattimenti dei giorni scorsi, metà della popolazione è considerata "non-malaysiana". Le violenze sono divampate con particolare intensità il primo marzo scorso e hanno causato sinora almeno 40 morti, fra i quali otto agenti della polizia malaysiana.

Ieri il premier Najib Razak è giunto a Sabah per verificare di persona l'andamento della situazione. La crisi di questi giorni è fonte di preoccupazione tanto per Kuala Lumpur quanto per Manila, entrambe nel mirino dell'opinione pubblica interna. Nella capitale filippina si è svolto un corteo per la fine delle violenze e la tutela dei lavoratori migranti. Alcuni elementi di politica interna e internazionale complicano un quadro di per sé già delicato: i domini territoriali; le elezioni parlamentari nelle Filippine e le elezioni politiche in Malaysia; l'accordo di pace fra Manila e ribelli musulmani Milf, mediato proprio dal governo di Kuala Lumpur, il quale deve però respingere gli assalti interni dell'ala fondamentalista.

Fin dal XIV° secolo il sud dell'attuale arcipelago filippino e il territorio di Sabah (oggi in Malaysia) erano sotto il dominio del Sultano di Sulu. Tuttavia, quattro secoli più tardi le forze coloniali europee hanno strappato il controllo di tutta la zona. Dopo la Seconda guerra mondiale e la fine del colonialismo, la Malaysia annette i territori e dal 1963 assume il potere su Sabah. Il 4 febbraio scorso alcune centinaia di miliziani del cosiddetto "Esercito reale del sultanato di Sulu" hanno occupato il territorio, rivendicandone la proprietà in base a documenti risalenti al 1878, che sanciscono la proprietà della zona agli eredi del sultano di Sulu.

 

 

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