La diga più alta della Cina “danneggerà la natura. Ma la costruiamo lo stesso”
Lo dice il governo centrale, che approva il progetto necessario a placare la "sete" di energia del Paese. L’infrastruttura sarà alta 314 metri e sarà costruita sul fiume Dadu, nel Sichuan. Le autorità: “Sappiamo che colpirà flora e fauna locale, prenderemo delle contro-misure”.

Pechino (AsiaNews) - Il ministero cinese dell'Ambiente ha approvato il progetto per la costruzione della più alta diga idro-elettrica del Paese, anche se ha nel contempo riconosciuto che questa decisione "danneggerà l'ecosistema locale". La diga sarà alta 314 metri (contro i 185 di quella delle Tre gole) e sarà costruita sul fiume Dadu, nella provincia sud-occidentale del Sichuan. Il progetto si chiama Shuangjiangkou.

Annunciando la decisione, il ministero ha aggiunto che le rilevazioni di impatto ambientale mostrano che la diga danneggerà sia la flora che la fauna locale, arrivando a mettere in pericolo le riserve naturali dell'area. Ma ha sottolineato che saranno prese "contro-misure" per mitigare gli efetti.

La ditta che ha in mano l'appalto si chiama Guodian Group ed è di proprietà statale: secondo le previsioni dovrebbe completare i lavori in 10 anni, per un costo totale di circa 24,7 miliardi di yuan (circa 2,7 miliardi di euro). La compagnia è nel mirino del governo centrale perché, nel 2011, ha iniziato la costruzione di 21 progetti che ancora non erano stati approvati dagli organismi competenti.

La pratica è abbastanza comune in Cina e dimostra lo stretto legame che unisce l'industria - pubblica e privata - alla politica locale e centrale. Anche lo Huadian Group, il più grande operatore nel campo energetico di tutto il Paese, ha lanciato la costruzione della centrale idrologica di Hangdeng senza attendere il permesso del governo.

La "sete" di energia continua a divorare il Paese, che dipende da ogni fonte energetica a disposizione per mantenere la produzione industriale - e quindi il Prodotto interno lordo - ai tassi di crescita degli ultimi anni, superiori quindi ai 7 punti percentuali. Nel territorio nazionale in pratica non c'è petrolio, che viene importato da chiunque sia disposto a vendere; per il resto, il governo punta ancora sulle miniere di carbone e sulle dighe.

 

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