Bartolomeo: "le persecuzioni contro i cristiani, non sono cessate" e "la Chiesa di Cristo non cesserà mai di generare martiri"
Il Patriarca ecumenico è a Milano per celebrare i 1700 dell'editto di Costantino, quando "per la prima volta, la libertà religiosa è stata sancita come legge". Ma oggi in molti luoghi i cristiani sono considerati nemici della società e dello Stato e la fede cristiana non è tollerata in un gran numero di Paesi.

Milano (AsiaNews) - Sono passati 1700 anni da quando l'imperatore Costantino riconobbe ai cristiani la libertà di credere in Dio, ma "le persecuzioni contro i cristiani, non sono cessate" e "la Chiesa di Cristo non cesserà mai di generare martiri" fino a quando Dio "illuminerà tutti, in modo che comprendano che la rappacificazione, la riconciliazione, la tolleranza, la mitezza, la clemenza possono avere solo un effetto positivo nella società umana in genere e particolarmente coi fatti e con le parole".

La libertà religiosa e il cammino della Chiesa "divisa e in cammino verso l'unità, secondo il comando del Signore" sono centrali nel pensiero che il patriarca ecumenico Bartolomeo I esprime, stamattina, per la preghiera ecumenica che lo vede nella basilica di sant'Ambrogio, a Milano, insieme al cardinale Angelo Scola.

La visita del Patriarca ecumenico alla diocesi ambrosiana è motivata dalla celebrazione dell'editto di Milano di Costantino - che il mondo ortodosso considera santo - ed è occasione importante per ribadire la volontà ecumenica delle due "Chiese sorelle". Lo evidenziano le parole e gli atteggiamenti del Patriarca, non meno del "fraterno saluto" che ieri papa Francesco gli ha inviato.

La spirito del documento costantiniano dell'anno 313 sta naturalmente centrando sulla libertà religiosa la celebrazione. Se papa Francesco nel messaggio auspica che "oggi come allora, la comune testimonianza dei cristiani di Oriente e Occidente, sorretta dallo Spirito del Risorto, concorra alla diffusione del messaggio di salvezza in Europa e nel mondo intero e che, grazie alla lungimiranza delle autorità civili, sia ovunque rispettato il diritto all'espressione pubblica della propria fede e sia accolto senza pregiudizi il contributo che il cristianesimo continua ad offrire alla cultura e alla società del nostro tempo", Bartolomeo nota che "con grande afflizione vediamo anche oggi i cristiani, di tutte le confessioni, essere perseguitati in molti luoghi, essere ritenuti nemici della società e dello Stato, la fede cristiana non essere  tollerata in un gran numero di paesi e legislazioni oggi, nonostante i progressi notati apparentemente nel mondo, riguardo al rispetto dei diritti umani, le persecuzioni contro i cristiani, non sono cessate". E il card. Scola evidenzia che "sono ben diverse le forme in cui questa libertà viene conculcata, si va dal martirio come avviene nelle terre del Medio Oriente fino ad interventi giuridici che ne impediscono la piena attuazione come avviene talora in Europa".

La visita del Patriarca era cominciata ieri con una celebrazione nella chiesa di Santa Maria Podone, data dalla diocesi alla comunità ortodossa, ed era proseguita nel pomeriggio nella Sala delle cariatidi di Palazzo reale, con una lectio magistralis di Bartolomeo e del card. Scola, centrata sul tema della libertà religiosa come luogo fondamentale sul quale si innestano tutti i diritti di ogni persona umana.

Oggi, il Patriarca ha posto l'accento sul "grande beneficio" che l'editto di Milano ha offerto all'umanità: "per la prima volta, la libertà religiosa è stata sancita come legge di un Impero, quello Romano, che influenzava allora 'le sorti' di tutto il mondo. Grazie a questa libertà che era stata data e grazie alle riforme di Costantino il Grande a tutti i livelli della legislazione e della vita del suo Impero, influenzato assai profondamente dall'insegnamento cristiano, sono state poste le fondamenta e le basi dei successivi  e fino ad oggi basilari diritti dell'uomo. Tuttavia - ha aggiunto - purtroppo le leggi vengono cambiate a giudizio e a parere di ogni  potere. Alcune volte verso il meglio. Il più delle volte a restrizione, sotto diversi pretesti, dei diritti umani. Abbiamo tutti esperienza anche oggi  della volontà del potere e di coloro che hanno avuto un comportamento spesso 'fin dal mattino' di rifiuto e di negazione del messaggio cristiano dell'amore e del sacrificio".

Un altro aspetto dell'opera di Costantino messo il luce da Bartolomeo è il fatto che "all'Imperatore interessava profondamente, come è giusto, anche l'unità della Chiesa, la quale presuppone l'unità nella fede, senza la quale in sostanza essa è impossibile. Costantino il Grande comprendeva questa necessità di una unità spirituale dei suoi sudditi, come impegno  per la prosperità dello Stato e come suo ardente desiderio di vedere le genti del suo Impero, unite in un'unica e sola Guida di vita e amore, il Signore nostro Gesù Cristo". "La visione di ampio respiro di Costantino il Grande era l'organizzazione  di un Impero Cristiano unito, nel quale avrebbe regnato la pace, la fraternità, la solidarietà, la concordia e l'amore. E sicuramente senza questa visione, l'Europa di oggi, parlando per analogia, non avrebbe questa sua eredità spirituale, ma anche il mondo non avrebbe  colto con la stessa profondità la irradiazione del messaggio cristiano  su Dio, sull'uomo e sul mondo.  Di un messaggio che ha e che deve avere come unico scopo  la divinizzazione dell'uomo.  Con l'esercizio della fede l'uomo vince l'egoismo, esce dai limiti del proprio "io", entra in una nuova realtà trascendente, nella quale hanno forza nuove leggi: "Le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove". (2 Cor. 5, 17-18).

"Cerchiamo - la conclusione di Bartolomeo - di non aver paura di resistere alla corrente  della globalizzazione distruttiva  e della vita materiale del mondo attuale, vivendo secondo i comandamenti del Santo Vangelo, comportandoci con saggezza e in santificazione continua, a modello di Costantino il Grande e di Sant'Ambrogio, le cui reliquie sono custodite  e si trovano in questo Tempio 'a rallegrare e deliziare' tutto il nostro cuore, radunati  per annunciare 'quello che vi accadrà nei tempi futuri' (Gen. 49,1)".

 

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