Appello ad Obama e Xi per 16 prigionieri cinesi
Per gli attivisti è tempo di ricentrare la diplomazia sui diritti umani e non sul commercio. Nella lista di coloro di cui si chiede la liberazione vi sono Chen Gekui, nipote di Chen Guangcheng, Liu Xiaobo e Gao Zhisheng, oltre a tibetani, uiguri, dissidenti e un pastore protestante. Con ogni probabilità all'incontro fra i due presidenti si parlerà soprattutto di conflitti nel Pacifico, di Nordcorea, di spionaggio via internet.

Washington (AsiaNews/Agenzie) - I parenti di un gruppo di prigionieri in Cina chiedono al presidente Barack Obama di premere su Xi Jinping perché liberi 16 carcerati. Essi domandano che i diritti umani siano prioritari nel dialogo fra i due presidenti.

Xi Jinping è giunto ieri sera in California dove si intratterrà con Obama in un ranch isolato, lontano dalle folle, per parlare "in maniche di camicia", cioè in modo informale, di collaborazione fra Cina e Stati Uniti e costruire un rapporto di fiducia fra i due.

"Questo incontro non è soltanto per costruire legami di amicizia personale, ma un summit fra i presidenti di due nazioni che dovrebbero avere lo scopo di costruire una società più giusta" afferma Chen Guangcheng, l'attivista cieco fuggito lo scorso anno negli Stati Uniti dopo anni di persecuzione da parte del regime. "Obama  - aggiunge - deve fermare questa diplomazia centrata sul commercio e attuarne una basata sui diritti umani".

In occasione della venuta di Xi Jinping negli Usa, la prima come presidente della Cina, attivisti e organizzazioni per i diritti umani hanno stilato una lista di 16 prigionieri  e lanciato alcune iniziative dal titolo "China 16" per chiedere la loro liberazione.

Fra i 16 vi sono il nipote di Chen Guangcheng, Che Gekui, imprigionato e battuto dalle autorità dello Shandong per vendetta contro la fuga dello zio; l'avvocato cristiano Gao Zhisheng, radiato dall'albo e in isolamento per aver difeso cristiani, uiguri e membri del Falun Gong; il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, condannato a 11 anni per aver scritto il documento di Carta 08 sulla democrazia: Peng Ming, un riformista rapito dalla polizia cinese mentre si trovava in Thailandia per approntare un luogo di rifugio per dissidenti fuggitivi.

Nella lista figurano anche altri dissidenti (Guo Quan, Liu Xianbin, Wang Bingzhang, Yang Tianshui, Zhu Yufu e Li Chang); due tibetani (i monaci Tenzin Delek  e  Lobsang Tsering); due uiguri (Gulmira Imin e Alimujiang Yimiti); il pastore protestante sotterraneo Yang Rongli.

Secondo diversi analisti, è molto difficile che i diritti umani divengano un tema importante nel dialogo fra i due presidenti. Dalle prime dichiarazioni di ieri, è chiaro che verranno affrontate diverse "aree di tensione". Obama ha citato la concorrenza fra Usa e Cina sul controllo delle vie marittime nel Pacifico, la Nordcorea e lo spionaggio via internet.

Il mese scorso, alcuni media americani hanno rivelato che alcuni hacker cinesi sono riusciti a rubare progetti Usa di armi sofisticate. Washington ha accusato diverse volte Pechino di cyberspionaggio. La Cina, da parte sua  nega ogni responsabilità e a sua volta ha detto di essere spesso vittima degli attacchi informatici degli Stati Uniti.

 

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