Papa: a Primate anglicano, insieme per difesa vita, giustizia sociale e cristiani in Siria
Francesco riceve arcivescovo Welby. Nella nostra storia "momenti dolorosi", ora in cammino per l'unità. E se nel dialogo teologico "sono emerse difficoltà maggiori di quelle che ci si potesse immaginare", ci sono "rapporti cordiali e quotidiana convivenza" che permettono di andare avanti.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Il "cammino di avvicinamento e di fraternità" che da alcuni decenni stanno percorrendo la Chiesa d'Inghilterra e la Chiesa di Roma, dopo una storia "lunga e complessa, non priva di momenti dolorosi", è scandito sia dal dialogo teologico che dalla collaborazione "in una società che sembra talora mettere in discussione alcune delle basi stesse della convivenza, quali il rispetto verso la sacralità della vita umana, o la solidità dell'istituto della famiglia fondata sul matrimonio". Comuni anche l'impegno per una maggiore giustizia sociale, per un sistema economico che si ponga al servizio dell'uomo e al vantaggio del bene comune e la ricerca di una soluzione pacifica del conflitto siriano, che permetta alla minoranza cristiana di donare la pace della quale sono portatori.

Ciò che avvicina cattolici e anglicani, ma anche le differenze ancora esistenti è stato indicato da papa Francesco stamattina nell'incontro avuto con l'arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, Justin Welby. Incontro articolato, comprendente l'udienza privata in biblioteca, i discorsi ufficiali e lo scambio dei doni e, infine un momento di preghiera comune nella cappella Redemptoris Mater.

I rapporti tra anglicani e cattolici hanno conosciuto una svolta con lo "storico incontro", ricordato dal Papa, tra Paolo VI e l'arcivescovo Michael Ramsey, nel 1966. Da allora, il "cammino di avvicinamento e di fraternità" si è realizzato "sia mediante il dialogo teologico, con i lavori della Commissione internazionale anglicana-cattolica, sia mediante l'intrecciarsi, a tutti i livelli, di rapporti cordiali e di una quotidiana convivenza, caratterizzata da profondo rispetto reciproco e sincera collaborazione", "anche quando, nel dialogo teologico, sono emerse difficoltà maggiori di quelle che ci si potesse immaginare all'inizio del cammino". Ne è segno la presenza dell'arcivescovo cattolico di Westminster mons. Vincent Nichols, che accompagna la visita di Welby. Da parte sua, pur non nascondendo le differenze tra anglicani e cattolici, il primate anglicano ha aggiunto, citando Benedetto XVI, che la "meta è così grande da giustificare la fatica del cammino".

Nel suo discorso, il Papa ha anche ricordato l'intervento di Welby per "trovare una soluzione pacifica al conflitto siriano, che garantisca anche la sicurezza di tutta la popolazione, incluse le minoranze, tra le quali ci sono le antiche comunità cristiane locali. Come Ella stessa ha evidenziato, noi cristiani portiamo la pace e la grazia come un tesoro da donare al mondo, ma questi doni possono produrre frutti soltanto quando i cristiani vivono e lavorano insieme in armonia. Sarà così più facile contribuire a costruire relazioni di rispetto e pacifica convivenza con quanti appartengono ad altre tradizioni religiose e anche con i non credenti".

"Mentre noi parliamo - ha detto in proposito il primate anglicano - i nostri fratelli e sorelle in Cristo soffrono terribilmente la violenza, l'oppressione, la guerra, dovute al cattivo governo e a sistemi economici ingiusti. Se noi non siamo i loro avvocati nel nome di Cristo, chi lo sarà?".

Segno del cammino positivo, nelle parole di Francesco è anche "il sincero sforzo che la Chiesa d'Inghilterra ha mostrato per comprendere le ragioni che hanno portato il mio predecessore, Papa Benedetto XVI, ad offrire una struttura canonica in grado di rispondere alle domande di quei gruppi di anglicani che hanno chiesto di essere ricevuti, anche corporativamente, nella Chiesa cattolica: sono certo che ciò permetterà di meglio conoscere e apprezzare nel mondo cattolico le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali che costituiscono il patrimonio anglicano".

"L'odierno incontro - nelle parole del Papa - è l'occasione per ricordarci che l'impegno per la ricerca dell'unità tra i cristiani non deriva da ragioni di ordine pratico, ma dalla volontà stessa del Signore Gesù Cristo, che ci ha resi fratelli suoi e figli dell'unico Padre. Per questo la preghiera, che oggi insieme eleviamo, è di fondamentale importanza. Dalla preghiera si rinnoverà giorno per giorno l'impegno a camminare verso l'unità, che potrà trovare espressione nella collaborazione in diversi ambiti della vita quotidiana".

"L'unità, alla quale sinceramente aneliamo, è un dono che viene dall'alto e che si fonda nella nostra comunione d'amore con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Cristo stesso ha promesso: "dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). Camminiamo verso l'unità, uniti fraternamente nella carità e avendo come punto di riferimento costante Gesù Cristo. Nell'adorazione di Gesù Cristo troveremo il fondamento e la ragione d'essere del nostro cammino".

F___Clementina_2.jpg