Al Forum di Pietroburgo, Mosca e Pechino rinsaldano l’alleanza energetica
di Nina Achmatova
Rosneft e Cnpc firmano mega-accordo da 270 miliardi di dollari, per la fornitura di 365 milioni di tonnellate di petrolio russo alla Cina in 25 anni. Continua la politica di espansione a est a fronte del calo di domanda del mercato europeo in crisi.

Mosca (AsiaNews) - È stata la Cina la protagonista del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, la cosiddetta 'Davos russa', che dal 20 al 22 giugno ha portato sulle rive del Baltico 4.400 tra capi di governo, ministri, giornalisti, analisti e top manager delle maggiori multinazionali. A guidare la delegazione cinese è stato il vicepremier, Zhang Gaoli, che ha incontrato il presidente russo, Vladimir Putin, col quale ha discusso l'implementazione degli accordi su commercio, investimenti e cooperazione energetica, raggiunti durante la visita del presidente Xi Jinping a Mosca lo scorso marzo.

Il settore energetico, col petrolio in primis, rimane il motore della collaborazione economica e commerciale tra i due vicini. La Russia già fornisce alla Cina quantitativi rilevanti di greggio e si sta discutendo di come potenziare la capacità di transito delle infrastrutture esistenti, in modo da aumentare l'export petrolifero.

A margine del Forum le compagnie pubbliche Rosneft e Cnpc (China National Petroleum Corporation) hanno firmato un accordo per la fornitura di 365 milioni di tonnellate di petrolio russo a Pechino, per un totale di 270 miliardi di dollari, in 25 anni. Con un pagamento anticipato a Rosneft che dovrebbe aggirarsi tra i 60 e i 70 miliardi di dollari.

Il numero uno della major russa, Igor Sechin, fedelissimo di Putin, ha spiegato che il mega-contratto, uno dei più grandi nella storia petrolifera, prevede forniture per 15 milioni di tonnellate l'anno. Con l'accordo - definito da Putin "senza precedenti" -  l'intesa tra le due major prevede che Rosneft, a partire dal 2015, duplicherà le forniture di petrolio alla Cina: dagli attuali 300mila barili al giorno a 600mila barili. L'iniziativa s'inquadra nella più ampia strategia d'impegno a Est del colosso petrolifero russo, in seguito al calo di domanda registrato nel mercato europeo, colpito dalla crisi.

Il Forum di Pietroburgo ha confermato la crescente partnership tra la Repubblica popolare cinese - secondo maggior consumatore di energia al mondo - e la Federazione russa - il più grande produttore petrolifero - i cui rapporti in campo energetico non erano mai veramente decollati per via di divergenze sui prezzi e questioni logistiche: la maggior parte dei giacimenti si trovano nella Siberia occidentale, e la gran parte delle sue pipeline corrono verso il Vecchio Continente. Gli analisti hanno già espresso dubbi che Rosneft possa aumentare le forniture in tempi rapidi. La necessità è far arrivare i tubi dalla Siberia orientale alla Manciuria, al seguito dell'oleodotto di Skovorodino, realizzato nel 2009. Si dovranno poi sviluppare i depositi della Siberia orientale, perché gradualmente prendano il posto di quelli a ovest, sfruttati già dall'epoca sovietica e in fase di esaurimento.

L'obiettivo è di quelli ambiziosi, ma Mosca ha tutte le intenzioni di raggiungerlo. Proprio al Forum, Putin ha scherzato dicendo: "Sechin ora trascorre più tempo in Cina che in Russia".

 

 

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