Vescovo di Daejeon: “La Gmg, dono di Francesco e enorme grazia per la Chiesa coreana”
di Joseph Yun Li-sun
Mons. Lazzaro You Heung-sik ha guidato 350 giovani sudcoreani che hanno partecipato all’incontro mondiale con il Papa e con i ragazzi cattolici di tutto il mondo: “Abbiamo sperimentato l’amore e la vicinanza del popolo brasiliano, siamo pronti a restituire quanto ricevuto durante la prossima Giornata asiatica della gioventù”. Ora, un ritiro di 10 giorni con i vescovi brasiliani per “riflettere sul messaggio e sull’invito del pontefice a uscire”.

Rio de Janeiro (AsiaNews) - La Giornata Mondiale della Gioventù "è stata una grazia tutta particolare per la vita di ciascuno di noi, sacerdoti e giovani venuti a Rio dalla Corea del Sud. Una festa straordinaria e unica per la Chiesa cattolica, che papa Francesco ha reso ancora più bella con il suo sorriso, la sua amicizia e soprattutto il suo messaggio d'amore". È il racconto fatto ad AsiaNews da mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon e guida della delegazione sudcoreana in Brasile composta da 350 giovani.

Prima della partenza di Francesco per Roma, racconta mons. You, "ho potuto parlare con il Santo Padre. Gli ho detto che venivo dalla Corea, da un posto veramente lontano. Lui mi ha guardato con il suo sguardo e il suo sorriso particolare, e allora ho aggiunto che avevo portato con me 350 giovani. Lui mi ha risposto, alzando il dito: 'La Chiesa coreana è forte, continuate così!'. È stato un momento molto particolare e molto intenso per me".

Il lungo viaggio dall'Estremo Oriente all'America Latina (quasi 24 ore di aereo separano Rio da Seoul) è stato un incentivo in più per tutta la delegazione: "I ragazzi vengono da 4 diocesi e oltre a questi c'erano i gruppi organizzati dai gesuiti e dagli altri ordini religiosi che lavorano in Corea. Prima di partire abbiamo cercato di prepararli bene anche a casa, e il lavoro fatto li ha aiutati e ci ha aiutati a comprendere meglio questo evento straordinario".

In attesa di spostarsi a Rio, la delegazione si è fermata per una settimana nella diocesi di Campinhas, a 150 chilometri da San Paolo: "Ci hanno accolto in una maniera straordinaria. Tutti i giovani coreani hanno vissuto nelle famiglie brasiliane, e in questo modo si sono potuti incontrare lingue, culture e colori diversi: è stato un modo incredibile per ricordarci che tutti abbiamo un solo Padre, siamo tutti fratelli e sorelle".

In questa diocesi, mons. You e i giovani coreani hanno visitato diverse parrocchie: "Dopo 5 giorni abbiamo lasciato Campinhas per Rio de Janeiro. Prima di partire abbiamo celebrato una grande messa con tutti i nostri nuovi amici, ed è stata una messa di lacrime. Di gioia ma anche di dispiacere: il rapporto che si è creato era fantastico, nessuno voleva interrompere questa sintonia di amicizia e fede".

Il dispiacere ha lasciato presto il posto all'emozione di incontrare papa Francesco: "In Corea abbiamo un enorme rispetto per gli anziani, e il sorriso del Papa, la sua vicinanza umana, lo ha fatto sembrare quasi un 'nonno' per tutti i ragazzi. Per ovviare ai problemi di lingua [il pontefice ha parlato sempre in brasiliano nda] abbiamo preparato un servizio di traduzione simultanea in coreano, grazie anche ai nostri sacerdoti che vivono qui. In questo modo abbiamo potuto seguire e vivere davvero - nell'Anno della Fede - la vicinanza di Gesù e sperimentare quanto sia importante la speranza e la carità".

Ora tutto è pronto per la Giornata asiatica della gioventù, che si terrà proprio a Daejeon nell'agosto 2014: "La Chiesa coreana ha ricevuto tanto dalle Chiese dell'Asia e del mondo, in modo particolare durante la guerra fra Nord e Sud. Ora, senza arroganza, dobbiamo dare molto in cambio e speriamo di poter iniziare proprio con questa Giornata".

Il presule si fermerà altri 10 giorni in Brasile: "Sto partendo per San Paolo, dove saremo in ritiro con i vescovi brasiliani. Come ci ha chiesto il Papa, dobbiamo riflettere bene su quello che ci ha detto e su quello che si è verificato qui in questi giorni. La Chiesa deve diventare una piramide rovesciata: sono finiti i tempi dell'isolamento e della superbia, dobbiamo uscire e andare verso i fedeli. Queste cose sono importanti e devono essere riflettute da tutti noi, vescovi e sacerdoti, per dare seguito all'invito di Francesco".

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