Iran, Rohani apre all’Occidente: 'Vogliamo un dialogo realistico e concreto’
Il neopresidente nella sua prima conferenza stampa: “È un diritto dell’Iran perseguire un programma nucleare pacifico, ma invito l’Occidente a un incontro per appianare le ostilità”. Mentre la Casa Bianca definisce il nuovo Iran un “potenziale partner futuro”, il Senato Usa approva una lettera che chiede nuove sanzioni economiche.

Tehran (AsiaNews/Agenzie) - "Come presidente della Repubblica islamica, posso assicurare la mia volontà di risolvere gli attriti politici con la comunità internazionale e di prendere in considerazione le ragioni degli Stati Uniti e dei loro alleati". Alla prima conferenza stampa ufficiale dal giuramento del 4 agosto, di fronte a una platea di giornalisti iraniani e internazionali, Hassan Rohani tende la mano all'Occidente: "Il dialogo, non la minaccia, è la strada per migliorare i rapporti".

Il 6 agosto, il neoeletto presidente ha ribadito il carattere civile del progetto di arricchimento dell'uranio perseguito da Tehran, riaffermando il proprio diritto a portare avanti un programma nucleare pacifico, ma dimostrandosi possibilista di fronte all'ipotesi di controlli più approfonditi da parte degli ispettori Aiea. "L'intento dell'Iran è interagire in modo rispettoso con gli altri Paesi - ha spiegato Rohani - proponiamo un nuovo incontro, realistico e concreto, su questo tema".

Anche il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha accolto con entusiasmo l'invito, condividendo la proposta di Tehran all'Occidente e spiegando che "la risoluzione di tale problema, come di molti altri, non deve essere affidata agli ultimatum ma al rispetto reciproco". Più controversa invece la reazione statunitense, sospesa tra le parole di apertura della Casa Bianca, che ha definito il nuovo Iran un "partner potenziale", e la richiesta di nuove sanzioni sopraggiunta dal Senato con più di tre quarti dei voti a favore. "Penso che tale richiesta contraddica gli interessi della stessa comunità internazionale - ha commentato in seguito il ministro degli Esteri russo Lavrov - sono dinamiche delicate nelle quali spero che infine prevalga la ragione".

Le potenze occidentali temono che il programma di arricchimento dell'uranio avviato dall'Iran di Mahmoud Ahmadinejad abbia un fine militare, mentre Tehran insiste nell'affermarne il carattere pacifico. Tutti gli incontri tra il gruppo 5+1 delle Nazioni Unite (la "task force" incaricata dal Palazzo di vetro di trattare con l'Iran sulla questione nucleare) e il precedente governo iraniano hanno prodotto solo un irrigidimento delle sanzioni internazionali all'economia del Paese. Per questa ragione l'invito di Hassan Rohani, il quale prende in mano un Paese vessato dall'inflazione e in piena crisi economica, potrebbe rappresentare una svolta significativa nei rapporti tra Iran e Occidente.

Israele, per voce del Primo ministro, Benjamin  Netanyahu, chiede agli Stati Uniti di non cedere all'apertura di Tehran, sostenendo che "aumentare la pressione economica è l'unica via possibile". Critica la risposta del presidente Rohani: "L'atteggiamento di Washington si dimostra contraddittorio, è chiaro che è il frutto di richieste che giungono dall'esterno; gli Stati Uniti non capiscono il messaggio di cambiamento che gli iraniani hanno voluto trasmettere in queste elezioni".

 

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