Malaysia, i giudici di Appello rimandano a ottobre il verdetto sull’uso della parola “Allah”
Ieri si è aperta l’udienza di appello, con gli interventi dei legali del ministero degli Interni e dell’avvocato dell’arcidiocesi di Kuala Lumpur. Per il governo è una questione “religiosa”, per i cattolici difesa di un “diritto costituzionale”. Il premier potrebbe “politicizzare” la vicenda per un maggiore consenso elettorale. Direttore dell’Herald: “Ottimista”.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Dovrebbe arrivare entro i primi di ottobre la sentenza della Corte di appello sulla controversia legata all'uso della parola "Allah" per i cristiani; una vicenda annosa che si trascina da tempo ed emersa in seguito alla controversia che ha visto opposti il settimanale The Herald e il governo di Kuala Lumpur, sostenuto dalle frange islamiche malaysiane. Ieri si è tenuta l'udienza presieduta dal giudice capo Mohd Apnadi Ali, che ha annunciato il verdetto "al massimo entro ottobre, e con motivazione scritta". Nel corso dell'udienza sono intervenuti gli avvocati dei due fronti: il ministero degli Interni e il governo, in difesa degli interessi dei musulmani, contro la Chiesa cattolica e la leadership cristiana malaysiana. All'esterno centinaia di membri di movimenti islamisti hanno accerchiato il Palazzo di Giustizia, con cartelli e slogan (nella foto) tra cui accuse ai cristiani di "plagio".

Il legale del governo ha affermato che il divieto all'Herald è giustificato dalla "sensibilità" della materia, che ruota attorno a questioni "religiose" in un Paese "a larga maggioranza musulmano". Di contro, l'avvocato dell'arcidiocesi e del settimanale cattolico ha ribattuto sul piano costituzionale, citando l'art. 11 che difende il diritto di tutto "alla pratica religiosa" senza vincoli o restrizioni.

La corte ha quindi aggiornato l'udienza, rimandando una decisione a lungo attesa e che assume connotati sempre più politici. Analisti ed esperti sono preoccupati per il possibile uso "politico" in termini di consenso personale che il premier Najib Razak sta facendo di tutta la vicenda; ridimensionato dai risultati delle recenti elezioni, il Primo Ministro pare intenzionato a sfruttare la controversia per acquistare consensi in seno alla frangia islamista.

Interpellato in materia all'uscita dall'aula di tribunale p. Lawrence Andrew, sacerdote e direttore di Herald, mantiene un certo "ottimismo" sottolineando che "stiamo lavorando nel merito della vicenda" e "speriamo in una soluzione giusta". Egli ricorda il decreto legislativo che "concede" l'uso della parola anche ai non musulmani, come è avvenuto nelle "edizioni in lingua Malay della Bibbia". Nel contempo, la leadership cristiana - cattolica e protestante - respinge al mittente le accuse di proselitismo e plagio e invita tutte le parti in causa a "stemperare la tensione".

La controversia relativa all'uso del nome "Allah" per definire il Dio cristiano nei media e sulle pubblicazioni - come la Bibbia in lingua Malay - è divampato nel 2008; il ministro degli Interni di Kuala Lumpur ha minacciato di revocare il permesso di pubblicazione all'Herald Malaysia, il più importante giornale cattolico. In risposta, i vertici della Chiesa hanno citato in giudizio il governo per violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione. E ha aggiunto che i cristiani di Sabah e Sarawak hanno usato la parola "Allah" per generazioni senza problemi, così come ha fatto per 14 anni il settimanale cattolico.

Nel 2009 la decisione del Tribunale di primo grado (Alta corte), che dà ragione ai cattolici e concede loro l'uso del termine "Allah". Una sentenza che shock e ira fra i musulmani, che considerano la parola di pertinenza esclusiva dell'islam. Nel Paese si scatena quindi un'ondata di violenze, con attacchi mirati e ordigni esplosivi lanciati contro chiese e altri luoghi di culto cristiani. Per cercare di arginare la deriva estremista e placare la frangia islamista malaysiana, il governo di Kuala Lumpur decide di ricorrere in appello contro la sentenza dei giudici. In Malaysia, nazione del sud-est asiatico di oltre 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani, i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni. I cristiani hanno ripubblicato un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni, che dimostra come sin dall'inizio il termine "Allah" era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale

 

 

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