Kazakistan, dopo l'11 settembre: il papa abbraccia i musulmani e condanna il terrorismo

Astana (AsiaNews) – Poco tempo dopo l'attentato alle Twin Towers di New York, il papa si reca in Kazakistan, paese a larga maggioranza musulmana. Nei diversi incontri durante i 4 giorni ad Astana, il pontefice rinnova la sua condanna all'odio e al terrorismo che "profanano il nome di Dio e sfigurano la vera immagine dell'uomo". Ai credenti delle diverse religioni, anzitutto musulmani e cristiani, il papa chiede che "Dio non sia reso ostaggio delle ambizioni umane", e che gli uomini si impegnino a custodire la pace, "compito urgente" per il tempo attuale.

Nonostante le derive anti-islam che serpeggiano in Occidente - dopo gli attacchi terroristici rivendicati dall'integralista islamico Osama bin Laden – il pontefice riafferma la stima della Chiesa cattolica per i credenti musulmani e per "l'autentico Islam, quello che prega e si mostra premuroso verso i bisognosi".

Nel paese i cattolici sono 360 mila su 15 milioni: ma in questa nazione al 95% musulmana, il personaggio del XX secolo più noto è Giovanni Paolo II. E anzi i musulmani si sono sentiti onorati della visita del pontefice cattolico: "E' venuto per ciascuno di noi" dicono più di uno dei 40 mila kazaki che affollano la messa della domenica, il 75% dei quali musulmani.

Nel corso del sua viaggio in terra kazaka il papa, inoltre, rende omaggio alle migliaia di vittime delle purghe staliniane che hanno reso multietnica e multiculturale questa ex repubblica sovietica. Il primo gesto di Giovanni Paolo II ad Astana è onorare il Monumento alle vittime della repressione comunista, dove depone una corona di fiori. Proprio nelle deportazioni di Stalin è morto padre Tadeusz Fedorowicz, un sacerdote polacco, padre spirituale del giovane Karol Woytila. (LF)
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