India, il premier Singh chiede scusa al clero di Delhi per le violenze della polizia
Una delegazione guidata da mons. Anil Couto, arcivescovo di Delhi, ha incontrato il primo ministro per chiedere diritti per i dalit cristiani e musulmani. Singh ha promesso di portare in Parlamento la questione e ha definito "brutale" l'azione delle forze dell'ordine contro sacerdoti, suore e manifestanti cristiani.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) - Manmohan Singh, primo ministro dell'India, ha offerto le sue scuse all'arcivescovo di New Delhi e ai leader religiosi cristiani, per la "brutale" aggressione compiuta dalla polizia durante la marcia pacifica in favore dei diritti di dalit cristiani e musulmani. Ieri il premier ha ricevuto una delegazione del clero locale, guidata da mons. Anil Couto, giunta in Parlamento per ribadire la richiesta di porre fine alla discriminazione dei "fuori casta" di religione cristiana e islamica. Durante l'incontro, centinaia di manifestanti provenienti da tutta l'India hanno marciato verso l'edificio urlando "Vogliamo giustizia".

L'aggressione è avvenuta l'11 dicembre scorso durante una marcia pacifica, guidata dai leader religiosi cattolici e protestanti, a cui hanno partecipato centinaia di persone. Per disperdere la folla che si dirigeva verso il Parlamento, la polizia ha usato cannoni ad acqua e lanciato una carica armati di manganelli, aggredendo anche sacerdoti, suore e vescovi. Dinanzi al rifiuto dei manifestanti a spostarsi. gli agenti hanno arrestato più di 400 persone, compresi tutti i vescovi. Le forze dell'ordine li hanno tenuti in custodia per cinque ore, fino a quando l'ufficio del primo ministro non ha confermato un incontro con una delegazione.

Ad AsiaNews il card. Oswald Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana e arcivescovo di Mumbai, ha definito l'attacco "vergognoso, disonorevole e deplorevole".

Parlando con i giornalisti al termine dell'incontro, mons. Couto ha spiegato: "Il primo ministro ha ascoltato con sincera preoccupazione e attenzione le nostre richieste. Ha promesso di portare la questione in Parlamento e quanto è in suo potere per risolvere la situazione".

La lotta per garantire uguali diritti ai dalit cristiani e musulmani va avanti dal 1950, quando il Parlamento approvò l'art.341 della Costituzione sulle Scheduled Caste (Sc): in base a questo paragrafo, la legge riconosce diritti e facilitazioni di tipo economico, educativo e sociale solo ai dalit indù. In seguito, nel 1956 e nel 1990, lo status venne esteso anche a buddisti e sikh. Non godendo di tali diritti costituzionali, i "fuori casta" cristiani e musulmani non possono avere neanche una rappresentanza politica. 

 

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