Mar Cinese meridionale: Manila vuole processare pescatori cinesi per bracconaggio
Un pubblico ministero filippino accusa 11 marinai di Pechino per la cattura di “specie protette”. Sono stati sorpresi con centinaia di tartarughe di mare a bordo, e ora rischiano fino a 20 anni di galera. Pechino minaccia ritorsioni e rivendica una “indiscutibile sovranità” sulla zona. Monito all’Asean: alcune nazioni (Vietnam) danneggiano “l’amichevole collaborazione”.

Manila (AsiaNews/Agenzie) - Un pubblico ministero filippino ha incriminato nove pescatori cinesi, arrestati nei giorni scorsi nelle acque contese del mar Cinese meridionale, per danni contro l'ambiente nonostante le minacce di ritorsione e rappresaglia avanzate dal governo di Pechino. La vertenza giudiziaria è solo l'ultimo di una serie di scontri, non solo diplomatici, fra il Paese del Dragone e diverse nazioni dell'area Asia-Pacifico. Si fanno sempre più aspri i rapporto con Manila, che ha denunciato la Cina al tribunale internazionale Onu, e con Hanoi, che ha protestato a più riprese contro il posizionamento di una piattaforma per l'estrazione in un punto di pertinenza economica esclusiva del Vietnam. In questo caso il giudice ha accusato i pescatori di aver violato le leggi "contro il bracconaggio" e la "cattura di specie protette", dopo essere stati sorpresi con un enorme quantitativo (nell'ordine delle centinaia) di tartarughe marine - specie protetta - a bordo della loro imbarcazione. Fermati la scorsa settimana, a bordo dell'imbarcazione vi erano 11 membri dell'equipaggio che ora rischiano fino a 20 anni di reclusione e una multa pesantissima, se riconosciuti colpevoli. 

Le navi di pattuglia di Manila hanno sorpreso il peschereccio cinese al largo delle Half Moon Shoal, contese da Pechino, distanti 111 km (solo 60 miglia nautiche) dalla costa di Palawan, la punta più occidentale dell'arcipelago filippino. Due marinai sarebbero minorenni e per questo non verranno processati. Gli esemplari sopravvissuti alla cattura sono stati rilasciati in una baia di Palawan. Pechino ha intimato alle Filippine di liberare i pescatori, perché godrebbe di una "indiscutibile sovranità" sugli isolotti e ammonisce Manila affinché "smetta di prendere nuove azioni di natura provocatoria". 

La controversia fra Cina da un lato, e Vietnam e Filippine dall'altro, ha tenuto banco anche all'ultimo vertice Asean, che si è tenuto nel fine settimana in Myanmar. I leader dell'associazione che riunisce 10 Paesi del Sud-est asiatico hanno manifestato "grande preoccupazione" per le dispute territoriali e invitando le parti in causa (pur senza citare in modo diretto Pechino) a esercitare "contegno" ed evitare "l'uso della forza". In risposta, Pechino rilancia le critiche verso "alcune nazioni" che danneggiano "l'amichevole collaborazione" con l'Asean stessa. Hua Chunying, portavoce del ministero cinese degli Eteri, ha sottolineato che "la questione inerente il mar Cinese meridionale non è un problema fra Cina e Asean", sebbene "alcune nazioni" cerchino in tutti i modi di "mettere in pericolo" questa collaborazione. 

Da tempo Vietnam e Filippine manifestano crescente preoccupazione per "l'imperialismo" di Pechino nei mari meridionale e orientale; il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende isole contese - e  la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel - da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori). Negli ultimi mesi la Cina ha promosso iniziative di natura politica, economica e diplomatica per impedire il regolare svolgimento della pesca o della navigazione alle imbarcazioni straniere nelle acque contese. A sostenere le rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico vi sono anche gli Stati Uniti, che a più riprese hanno giudicato "illegale" e "irrazionale" la cosiddetta "lingua di bue", usata da Pechino per marcare il territorio.

L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area di elevato interesse per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali. Le isole, quasi disabitate, sono assai ricche di risorse - petrolio e gas naturali - e materie prime. La controversia interessa a vario titolo anche India, Australia e Stati Uniti, con interessi contrapposti e alleanze incrociate che fanno della regione Asia-Pacifico uno dei punti più caldi a livello geopolitico e possibile fattore di innesco per una nuova guerra planetaria. 

 

 

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