Chhattisgarh, villaggio vieta attività non indù
di Nirmala Carvalho
Il gram sabha di Belar mette al bando tutte le attività religiose che non appartengono all’induismo. Presidente Gcic: l’India è uno “Stato laico” e deve garantire “il rispetto dei diritti”, fra cui la libera pratica del culto. E lancia un appello per la cancellazione delle norme “discriminatorie” in materia di fede.

Mumbai (AsiaNews) - Un'ennesima "violazione" del principio supremo dell'India, che è uno "Stato laico" e dovrebbe garantire la libertà di culto in tutte le aree del Paese. Così l'attivista cristiano Sajan K George, presidente di Global Council of Indian Christians (Gcic), commenta la decisione di un altro villaggio del distretto di Bastar, nello Stato centrale di Chhattisgarh, di "vietare le attività religiose" che non appartengono alla tradizione indù. Teatro della nuova vicenda di abusi contro le minoranze in India il villaggio di Belar, nel blocco di Lohandiguda; il 6 luglio scorso il consiglio locale (gram sabha) ha approvato la risoluzione e messo al bando riti, culti e pratiche diverse da quella indù. 

Da tempo nel Paese dell'Asia del sud si registrano attacchi sistematici alle minoranze, che vedono restringersi in modo progressivo la libera pratica del culto. Il 10 maggio scorso il consiglio del villaggio di Sirisguda, a Tongpal, ha messo al bando i missionari non indù. Un provvedimento, si legge nel comunicato, adottato per "fermare le conversioni forzate" perpetrate da alcuni "attivisti stranieri", i quali userebbero un "linguaggio diffamatorio" nei confronti "delle divinità e delle tradizioni indù". 

E ancora, il 16 giugno scorso in un altro distretto del Chhattisgarh un gruppo di famiglie cristiane è stato preso di mira e picchiato da alcuni fondamentalisti indù. Qualche giorno più tardi, il 26 giugno, il gram sabha (consiglio) di oltre 35 villaggi nel distretto a maggioranza tribale di Bastar (Chhattisgarh) ha vietato l'ingresso alle persone non indù, per impedire loro di "danneggiare" la cultura e la religione della comunità.

Interpellato da AsiaNews Sajan K George sottolinea che l'India è uno "Stato laico" ed è soggetto, per averlo ratificato, alla "Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici". L'attivista cristiano, a nome dei membri di Gcic, lancia un appello perché tutte le norme "discriminatorie" vengano "affrontate con urgenza" per assicurare il rispetto della Costituzione e del diritto di tutti "alla libera pratica del culto". 

Lo Stato tra l'altro presenta già da tempo nel suo ordinamento una cosiddetta "legge anticonversione" (Chhattisgarh Religion Freedom Act 2006); il provvedimento richiede a chi vuole cambiare religione di informare con un mese di anticipo il magistrato distrettuale, a cui spetta la facoltà di conferire o meno il permesso di convertirsi.

 

 

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