Pechino "richiama" indietro i sacerdoti cinesi a Seoul e blocca 80 giovani in partenza per l'Ayd
Fonti di AsiaNews in Corea confermano: "Almeno una decina di preti sono stati contattati dal governo cinese, che li ha avvertiti di 'problemi' al rientro in patria se avessero atteso la visita apostolica di Francesco nella penisola". Una delegazione di 100 giovani è presente a Daejeon per la Giornata asiatica della gioventù, ma circa 80 sono stati fermati prima della partenza. "Almeno la metà" di quelli rimasti a casa sono seminaristi di Pechino, che nelle scorse settimane si sono rifiutati di obbedire a un vescovo scomunicato. Su Xinhua nemmeno una parola sul papa in Corea.

Seoul (AsiaNews) - Il governo di Pechino ha proibito a circa 80 giovani di partecipare alla Giornata asiatica della Gioventù in corso a Daejeon, nonostante l'entusiasmo suscitato dal permesso dato al volo papale di sorvolare lo spazio aereo della Cina. Secondo fonti di AsiaNews, circa 40 dei giovani impediti è composta dai seminaristi di Pechino, che nel luglio 2014 si sono rifiutati di partecipare alla messa conclusiva dell'anno celebrata da alcuni vescovi illeciti. Secondo il portavoce del Comitato organizzatore della visita del Papa in Corea, Heo Young-yeop, la decisione della Cina è nata da "situazioni problematiche all'interno"; un'altra fonte parla di possibili arresti.

In più, l'esecutivo comunista ha deciso di richiamare alcuni sacerdoti cinesi residenti in Corea prima dell'arrivo di papa Francesco nella penisola coreana. Lo confermano alcune fonti locali ad AsiaNews: "I preti sono stati chiamati al telefono da funzionari dell'Ufficio affari religiosi, che li hanno minacciati di 'problemi' se non fossero tornati subito in patria".

Le minacce relative ai "problemi" al rientro in patria sono uno strumento usuale per tenere sotto controllo i sacerdoti e i religiosi cinesi all'estero. Oltre al ritiro del passaporto, all'annullamento dell'eventuale visto e a generiche grane burocratiche, l'esecutivo e soprattutto l'Ufficio affari religiosi sono arrivati in più occasioni a minacciare le famiglie rimaste a casa dei cattolici all'estero.

Anche se non ci sono dati ufficiali, la comunità cinese in Corea del Sud conta centinaia di migliaia di persone. Di queste, almeno 50mila sono cattolici (battezzati o catecumeni): i gruppi, per la maggior parte con base a Seoul e a Incheon, sono seguiti in prevalenza da sacerdoti della loro stessa nazionalità. Allo stesso modo, sono molti i sacerdoti coreani che prestano servizio in Cina, soprattutto alle comunità coreane lì residenti.

Per evitare momenti di imbarazzo, Pechino ha deciso di richiamare queste persone e di imporsi per evitare loro un contatto con Francesco.

Ieri alla messa inaugurale della Giornata asiatica della Gioventù a Daejeon non erano visibili bandiere cinesi, sebbene fosse attesa una delegazione di giovani dalla Cina popolare. Tuttavia, affermano sempre le fonti di AsiaNews, un gruppo composto da circa 100 giovani è riuscito ad arrivare nella penisola coreana: si tratta di ragazzi provenienti dalla capitale e dalla provincia dell'Hebei.

Ci sarà tempo per valutare questi segnali che la Cina manda al Vaticano. Per il momento sembra che Pechino, che si reputa uno Stato moderno, non abbia potuto fare a meno di dare l'Ok al volo papale di attraversare i cieli della Cina, ma sulla terra lo Stato vuole continuare a controllare i cattolici. Come pure l'informazione: quest'oggi su Xinhua non vi è nemmeno una notizia sul papa in Corea, mentre campeggiano titoli su un'attrice coreana che partecipa a una cena di beneficenza (VFP)

 

 

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